Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Addio Mario, è stato bello conoscerti

Con Mario Mangiarotti scompare l’ultimo, il più giovane, dei tre fratelli, figli di Giuseppe, notissimo maestro di scherma. I suoi successi sportivi sono stati in parte oscurati da quelli dei fratelli, ma non sono stati pochi: anzi, Mario è riuscito ad esprimersi ad alto livello, unico dei tre, anche nella sciabola. Non starò qui a ripetere quanto ben scritto nell’articolo pubblicato sul sito della Fis, che vi invito a leggere, qui:

https://www.federscherma.it/homepage/media/news/14-news/top-news/30319-lutto-%C3%A8-morto-mario,-l%E2%80%99ultimo-dei-fratelli-mangiarotti.html?fbclid=IwAR24VstsTGUYWVV_GMQR5hzbFLATM6RHAI_ahfExY8OvA3_HT5jS-FJOPEk

Desidero, invece, aggiungere a quei dati il mio personale ricordo, e qualche immagine. Sono andato più di una volta a trovarlo nella sua casa di Bergamo: la prima volta per raccogliere notizie sulla sua famiglia, mentre scrivevo il libro 100FIS, con la storia della Federazione; l’ultima, per invitarlo a visitare il Museo dell’Agorà della Scherma, a Busto Arsizio, e per chiedergli di donare al Museo qualche sua arma. Mi concesse, con gli occhi umidi (“sono i miei ricordi…!”) una maschera, una sciabola e una spada, leggerissima, che ora fanno compagnia a quella di Edoardo, nella vetrina dedicata alla sua famiglia. Non è mai riuscito a venire a vederle, impedito da problemi di salute dell’ultima ora. Ci riuscì, invece, la Signora Mimì, in sedia a rotelle, e si commosse, e ci commosse.

Nella sua casa conservava i ricordi della sua carriera sportiva, e anche del padre e dei fratelli, di cui andava giustamente orgoglioso. Mi mostrava trofei, medaglie, fotografie; mi parlava della passione di Edoardo per l’elettrotecnica, e degli strumenti da lui ideati, che poi aveva usato nel suo studio di stimato cardiologo. E poi la passione per la musica, ereditata dal padre e dalla nonna, e il magnifico e originale amplificatore di cui non ricordo più le speciali caratteristiche. Gli chiesi di mostrarmi album e documenti, e lo ricordo, a novant’anni, salire sulla scala a pioli come uno scoiattolo per prenderli, rifiutando ogni aiuto.

L’ho incontrato poi altre volte, nelle conviviali del Panathlon, di cui era stato membro e dirigente per anni, e i suoi racconti erano sempre simpatici e piacevoli. Una cara persona, e di valore, di cui conserverò sempre un grato ricordo.

Gli rendo omaggio con questo articolo, e con le foto di una delle mie visite, credo nel 2010.

 

 

 

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