Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Le emozioni e l’autocontrollo

L’autocontrollo è quella cosa che tutti gli studenti ben preparati vorrebbero avere al momento degli esami, quando rischiano l’amnesia totale e la scena muta; è quella cosa che desiderano ardentemente tutti quelli che devono parlare in pubblico, quando sentono che la temperatura è improvvisamente salita e l’aria è diventata poca; è quella cosa che tanto desidera il giocatore di poker, quando ha in mano una scala reale e spera che nessuno si sia accorto del salto che ha fatto sulla sedia quando l’ha vista. Gli esempi possono essere infiniti, ma hanno tutti una cosa in comune: il desiderio di migliorare la situazione è fortissimo quando siamo in ballo, ma decresce rapidamente quando siamo fuori pericolo, e potremmo fare veramente qualcosa per essere più preparati la prossima volta. Già, ma che cosa?

Basta la forza di volontà, direbbe subito qualcuno, lasciando nei guai quelli che la volontà se la sentono sfuggire proprio quando ne hanno bisogno.

In realtà quando siamo tranquilli, senza emozioni negative o paralizzanti, la volontà fluisce liberamente verso il suo obbiettivo, mettendoci nelle condizioni migliori per raggiungerlo. Sono proprio le emozioni – certe emozioni – quindi, i nemici da neutralizzare.  Qualcuno ci prova affidandosi ad uno specialista, ma non sempre la cosa funziona, e non tutti possono permetterselo.  La tradizione delle arti marziali, legata ai tempi in cui la soluzione di questo problema era questione di vita o di morte, ci dà la chiave che cerchiamo. Una delle chiavi: forse la più efficace.

Mente e corpo, secondo questa tradizione (ma basta poco per convincersi), sono strettamente collegati: ogni manifestazione della mente si riflette nel corpo. Ci ammaliamo di più quando siamo depressi, una delusione ci fa sentire deboli e vuoti di energie. Ma non tutti sanno che questo legame funziona anche al contrario: un atteggiamento corporeo mantenuto abbastanza a lungo si trasforma facilmente nel corrispondente atteggiamento mentale. Chi non ha provato almeno una volta a fingersi arrabbiato, per accorgersi dopo un po’ di essersi arrabbiato sul serio? E la saggezza popolare non dice forse “canta che ti passa”?

Se questo è vero – e pare che lo sia – il passo successivo è cercare, fra gli atteggiamenti e le azioni possibili, quelli più efficaci. C’è qualcosa che tutti facciamo e che è strettissimamente collegata al nostro stato emotivo. È una cosa che possiamo facilmente portare sotto il dominio della volontà, ma se non lo facciamo va avanti da sola, rispecchiando sempre fedelmente il nostro modo di essere. È il ponte tra il conscio e l’inconscio: il nostro respiro.  Modificandolo possiamo modificare e padroneggiare le nostre emozioni più facilmente che in qualsiasi altro modo.

Detta così, sembra una cosa facile facile: ma sapete quanta gente non sa respirare? Quante persone non sono consapevoli del proprio diaframma? Non dico che non sappiano cos’è il diaframma (anche se per molti è proprio così): l’avranno imparato sui libri di scuola. Ma non ne sono consapevoli. Non sanno liberarlo, usarlo a volontà; non “sentono” (dal di dentro) la differenza tra la respirazione toracica e quella diaframmatica.

Il primo passo da fare, quindi, per migliorare l’autocontrollo, è imparare a respirare. Imparare di nuovo, perché i bambini molto piccoli sanno già come si fa, e poi piano piano disimparano. Tutti noi, durante la notte, nel sonno profondo, recuperiamo inconsapevolmente questa capacità. Dobbiamo solo imparare ad esserne consapevoli. Poi, quando abbiamo imparato, e tanti nodi si sono sciolti dentro di noi, bisogna imparare a coordinare il respiro con l’azione: imparare quando è più efficace lo sforzo, quali sono i momenti di debolezza durante il respiro, che noi dobbiamo riconoscere e sfruttare nell’avversario.

Attraverso la respirazione si può fare questo, e molto di più. Quando siamo impegnati col nostro avversario, e lo controlliamo, dobbiamo essere molto silenziosi, dentro di noi, per sentire le sue intenzioni un attimo prima che diventino azioni. Ma come possiamo riuscirci se la nostra mente continua a chiacchierare da sola? I nostri pensieri continuano a turbinare nella testa anche quando non ne abbiamo bisogno, o non li vorremmo. La differenza fra noi e certi pazzi che parlano da soli è solo nell’uso della voce.

Il respiro può aiutarci anche in questo: calmandolo e regolarizzandolo si può, con lungo esercizio, mettere il silenziatore ai pensieri molesti, e ricondurre la mente alla sua funzione di strumento, e non di padrona e tiranna del nostro essere.  Così la nostra percezione dell’avversario e delle circostanze si fa più chiara, come uno specchio d’acqua quando si smorzano le perturbazioni che ci impedivano di vedere la nostra immagine riflessa.

Il primo passo da fare, abbiamo detto: ce ne sono ancora tanti altri, dal rilassamento, alla postura, alla consapevolezza del linguaggio interno, e così via, che possono essere di grande aiuto.

È un lungo viaggio verso una miglior conoscenza di se stessi.

Come tutti i viaggi, incomincia col primo passo.

 

di Giancarlo Toràn

L’immagine di copertina è di Isabella Panzera, che ringrazio.

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