Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Mangiarotti, Lancia Di Brolo, Pini e Nadi: quattro grandi della scherma in un episodio inedito.

De tempo meditavo di mettermi al lavoro per la pubblicazione delle memorie di Giuseppe Mangiarotti, col consenso della famiglia. Frammenti, in passato, ne sono stati pubblicati qua e là ma, che io sappia, mai l’intero lavoro: che è un interessante e piacevole spaccato di un’epoca ormai tramontata. Ci sarà molto da fare, prima di portare a termine il mio proposito: scansioni, trascrizioni, correzioni e poi, per amor di precisione, l’aggiunta della documentazione necessaria: quasi mai Giuseppe, il capostipite di un’arcinota dinastia di schermidori eccellenti, era preciso con le date, e quelle riportate da altri, in altri lavori, spesso non corrispondono ai documenti esistenti. Mi son reso conto, leggendo alcuni libri di storie dello sport, che gli autori sacrificano volentieri i dati reali pur di esaltare la parte emotiva del racconto: passi, ma anni dopo questi racconti pieni di pesanti imprecisioni diverranno la fonte di altri racconti, ancor più distanti dalla realtà dei fatti.

Trascrivendo la prima parte delle “memorie” ho ritrovato un gustoso episodio, poco noto, che coinvolge i quattro famosi personaggi: Giuseppe Mangiarotti, di cui vedete in copertina una caricatura fattagli dal noto pittore e caricaturista George Villa; il suo maestro Errico Lancia Di Brolo, il grande Eugenio Pini, che fu anche maestro di Beppe Nadi, e Nedo Nadi, il campionissimo della prima parte del secolo scorso. Grazie agli album di ritagli di Beppe Nadi ho potuto anche risalire alla data esatta dell’episodio: mercoledì 11 agosto 1909. Ma proseguiamo con ordine.

Nel 1909 Eugenio Pini è in tournée per selezionare gli schermidori che rappresenteranno l’Italia nelle cosiddette Olimpiadi Americane, previste in Argentina, ove risiede e insegna da tempo, per il 1910 (che forse non si fecero: negli album di Nadi non ve n’è traccia). La Società Genovese di scherma organizzò in suo onore un’Accademia la sera del 3 marzo, il giorno prima della partenza di Pini, e invitò numerosi valenti schermidori, fra cui Nedo Nadi: non ancora sedicenne (era nato il 9 giugno del 1893) ma già molto noto per i suoi brillanti risultati. Nedo era figlio e allievo di Beppe Nadi, che a sua volta era stato allievo di Pini: naturale, quindi, la condiscendenza di quest’ultimo verso il suo antico allievo, per saggiare le qualità del “nipotino in arte”. E Nedo Nadi, anni dopo, nel suo libro “Con la maschera e senza”, dedicò a Pini uno dei suoi articoli, rievocando anche quell’episodio. Così:

Un giorno che io ricorderò per tutta la vita anche se ora disdegno la documentazione che mi sarebbe facile rintracciare, Pini stava per ripartire dall’Italia per l’America quando a Genova, prima di imbarcarsi, la vecchia Società Genovese offrì una festa in suo onore. Quant’anni avessi, neppure ricordo: sedici, quindici, forse meno. Invitato anch’io a quella riunione, ero partito per incontrarmi con un ragazzo della mia età, ed ecco che invece, non ricordo più come e perché, Pini mi concesse l’alto onore d’un assalto. Troppo ardito, troppo incosciente, troppo livornese ero per spaventarmi. Mi rivedo piccino e mingherlino di fronte all’atleta prodigioso. Come un foxterrier alle prese con un cinghiale, attaccavo senza tregua e lasciavo lembi d’orgoglio negli arditi tentativi, ma Pini battagliava, si impegnava, sudava, mi urlava un “bravo” e un rimprovero, mi dava un buffetto sulla maschera e mi affibbiava un cazzotto nella schiena. Pesto e contuso, scesi dalla pedana beato: avevo avuto per avversario Eugenio Pini.

 

 

L’accademia riuscì molto bene, e i giornali ne scrissero abbondantemente. Ma ci fu chi, con scarso tatto, titolò “L’astro che sorge e l’astro che tramonta”. L’espressione (la leggete anche nell’articolo in alto) fu poi ripresa da più di un quotidiano, e proprio non piacque al Barone Errico Lancia Di Brolo: il maestro di Giuseppe Mangiarotti, che l’anno successivo sarebbe anche lui partito per l’Argentina. Nelle sue memorie, Mangiarotti racconta:

Un’ altra volta, avendo letto sul Secolo XIX il resoconto di un assalto di Scherma svoltosi a Genova, fra il glorioso maestro Eugenio Pini, in partenza per l’America e Nedo Nadi, l’allora promettentissimo giovane campione, Lancia vi rilevava nel titolo, una frase offensiva ed irriverente pel grande maestro Pini. Infatti il titolo diceva: “L’Astro che sorge e l’Astro che tramonta”. Lancia seccatissimo venne a trovarmi e mi disse: “Caro Mangiarotti, noi dobbiamo lanciare una sfida cortese a questo Signore, andremo a trovarlo a Livorno; io tirerò di fioretto e Lei incontrerà il recente vincitore del torneo di spada di Vienna, Senese Santoponte”. A Livorno non si domandava di meglio per poter organizzare un’interessante riunione di Scherma. Venne stabilito il giorno e la località dell’incontro che fu il Palace Hotel. Ci mettemmo in treno coll’amico Dentale, un basso che cantava alla Scala e che era figlio di un maestro di Scherma napoletano. Il più matto dei matti e per di più un vero ossessionato schermistico, nostro temibilissimo tifoso.

A me toccò l’apertura della riunione col match a dieci stoccate contro il neo campione Santoponte che clamorosamente sconfissi con dieci stoccate contro una. L’ambiente si era intanto surriscaldato in attesa del grande incontro Lancia di Brolo e Nedo Nadi. Nella mia lunga carriera, raramente mi è stato dato di assistere ad un assalto di così alto valore artistico e agonistico. Il mio maestro superò se stesso infliggendo a Nedo Nadi un secco dieci a quattro. Ma questo non bastò ancora a comprovare il reale valore del sommo Lancia il quale, su attacchi velocissimi del Nadi, lo fermò tirandogli per ben sei volte il cosiddetto tempo su tempo d’arresto di botta dritta, sull’inizio d’attacco dell’avversario che rimaneva cosi inchiodato, all’inizio della partenza. Un subisso di applausi coronò questa grande impresa del mio maestro, mentre Dentale sottolineava con potenti boati vocali ogni stoccata dell’amico Lancia. Ne rimase assai male il buon Beppe Nadi il quale, esterrefatto dall’inatteso avvenimento veniva, quasi piangendo, ad offrire al Lancia 500 Lire perché ripetesse l’assalto; il mio maestro ne pretendeva 1000, cosi non se ne fece nulla. Lancia aveva cosi vendicato il collega Pini. Per finire e festeggiare degnamente il lieto evento, comprammo una anguria colossale ed andammo a mangiarla in camera nostra al noto Albergo Giappone. Era talmente grossa che non avendola potuta mangiare interamente, l’amico Dentale ne buttò la metà dalla finestra, senza guardare dove andava a finire. Il caso volle che colpisse proprio una popolana sulla testa. Apriti cielo! Si formò subito un agglomeramento di gente urlante e bestemmiante; poi intuendo da dove era partito l’inatteso proiettile, una frotta di energumeni, entrata nell’albergo, salì le scale e voleva nientemeno che linciarci! Ci volle del bello e del buono per calmarli, scusandoci e facendoli ragionare. Il tutto ci costò poi l’offerta di tre o quattro fiaschi di vino generoso e qualche cantata del buon Dentale. L’indomani tornammo a Milano col serto della vittoria riportata, ed acclamata a viva voce dal basso scaligero che in quel tempo impersonava la parte del Re nell’Aida.

 

Consideriamo che Mangiarotti, nato nel 1883, dichiara, nei suoi scritti, di aver iniziato a praticare la scherma a 24 anni, il che ci porterebbe al 1907. Ma i conti non tornano: sia perché da più parti si afferma che iniziò la scherma agonistica nel 1906, sia perché – a maggior ragione – nel 1908, e cioè l’anno prima degli eventi qui riportati, aveva fatto parte della squadra italiana quarta classificata alle Olimpiadi di Londra. Perciò, pur non dubitando della sincerità del maestro Mangiarotti, desideravo trovare traccia e conferma dell’evento. L’ho trovata proprio negli album che pazientemente Beppe Nadi compilava, raccogliendo testimonianze della carriera sportiva dei figli.

A Livorno organizzarono le cose per bene, preparando l’invito con i nomi prestigiosi, e coinvolgendo la stampa.

 

 

 

È interessante notare che su quasi tutti i ritagli di giornale che rievocano quell’evento non si parli di stoccate ma, come usava al tempo, solo della maestria degli atleti che si erano esibiti: bravi tutti, insomma, per non fare torto a nessuno. Ma un’eccezione ci fu – almeno una – che ci conferma la versione di Mangiarotti, pur senza darci il conto esatto delle stoccate. Nelle immagini che seguono potete vedere due esempi significativi.

 

In altra parte delle sue “Memorie” Mangiarotti ci racconta del suo incontro con Lancia Di Brolo, personaggio oggi quasi dimenticato, ma allora molto famoso, che scrisse anche un trattato, edito nel 1922. Qui potete vedere la copertina e la dedica al suo allievo.

Sulla copertina de “La Stampa Sportiva” del 1910 vediamo Lancia Di Brolo in assalto accademico contro il mancino Fürst, allievo di Colombetti, il noto maestro cugino di Mangiarotti (c’è anche lui, in basso a destra, nell’immagine), che insegnava a Torino. Quando il suo maestro lo lasciò per tornare in Argentina, Giuseppe, ormai catturato definitivamente dalla passione per la scherma, andò per un paio d’anni a Torino dal cugino per perfezionarsi, e diplomarsi maestro.

 

(1) Comment

  1. Bellissima review: complimenti! Edoardo Bernkopf (Edi)

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