Articoli di Giancarlo Toràn

Omaggio a Silvio Longhi

È ormai da qualche mese che rimando questo mio omaggio alla memoria di Silvio Longhi, che si è spento nella sua casa di Capraia Fiorentina, il 17 gennaio 2019.

L’ho conosciuto poco prima del 2000: non ricordo la data esatta, ma solo che fu il Maestro Niccolò Perno a segnalarmi il suo nome. Ero allora presidente dell’Aims (Associazione italiana maestri di scherma), e mi ero impegnato molto, in quegli anni, nel recupero e nella diffusione della nostra dimenticata tradizione e cultura schermistica: per un verso incoraggiando e indirizzando verso la Fis i non pochi appassionati di scherma storica; per l’altro, recuperando, trascrivendo e diffondendo gli antichi trattati, sconosciuti ai più. Qualcuno forse ricorderà i cinquanta volumi collezionati dal Maestro Roberto Gentile di Torino, acquistati con il contributo del Coni, transitati per la Federazione e infine depositati nella biblioteca della Scuola dello Sport; e la “Biblioteca digitale della scherma”, un Cd Rom con la trascrizione di dodici fra i trattati più significativi. Silvio Longhi, con i suoi lavori e la sua competenza, si inseriva perfettamente in questo percorso, e quindi non tardai a telefonargli: c’era allora la possibilità di dedicare qualche risorsa a queste operazioni squisitamente culturali. La prima che realizzammo insieme – lui per lo scritto, i disegni, le ricerche, io come consulente per la parte tecnica, e per ottenere i fondi necessari per la stampa – fu la trascrizione commentata e corredata dai disegni originali di Longhi del trattato di Marco Docciolini, del 1601: che ebbe un buon successo, nelle due versioni, quella su carta normale e quella con copertina rigida, su carta speciale.

Era il 2003 e fu quella, mi pare, la prima volta che ebbi l’occasione di andare a trovare l’autore a casa sua, a Capraia. Una visita che non ho più dimenticato: una casa zeppa di armi di ogni tipo, che in gran parte non conoscevo, e di cui Silvio mi spiegava con grande passione e competenza ogni dettaglio. Conobbi in quella occasione la sua compagna, Daisy Mazzetti, che per amor suo si dedicava a tutte le incombenze per cui il computer era ormai indispensabile: lui, che comprendeva quanto fosse necessario, proprio non riusciva a farselo stare simpatico. E forse, penso io, ad un certo punto si rese conto che la sua casa non era grande abbastanza per tutti quei tesori: mi sentì dire di una certa idea di realizzare un museo… e decise di donarmi una buona parte della sua collezione, che comprendeva non solo le armi, ma anche stampe, maschere, documenti, accessori vari. Tanta roba. Non potevo farmene carico da solo, ma per mia fortuna il presidente della Pro Patria, Cesare Vago, si dimostrò subito interessato all’idea del museo. Le armi e tutto il resto presero la via di Varese, dove furono custodite in Casaforte, in attesa dei futuri sviluppi, e della disponibilità del Comune di Busto che, speravamo, ci avrebbe concesso i locali per il Museo.

Qualche anno dopo, nel 2006, a Torino si disputarono i campionati del mondo assoluti di scherma, e noi ne approfittammo per dare visibilità alla collezione: organizzammo una mostra a Palazzo Cisterna, il Palazzo della Provincia, con notevole successo, e grande soddisfazione di Silvio Longhi, che venne a vederla. Le conseguenze furono due. Della seconda vi dirò dopo. La prima fu che, poco dopo, Silvio decise di raddoppiare: una nuova consistente spedizione, oggetti ancora più belli dei precedenti, andò ad arricchire il patrimonio del futuro museo, e le due donazioni alla Pro Patria furono formalizzate davanti ad un notaio. Materiale ce n’era abbastanza, ma il museo non decollava, e Longhi, giustamente, un po’ si irritava. Ma tenevamo duro, lui ed io: intanto, malgrado una certa differenza d’età, e un suo naturale riserbo, che con gli anni si andava addolcendo, la nostra collaborazione si era trasformata in amicizia, e le visite a casa sua erano diventate rituali, nei nostri – di mia moglie ed io – passaggi verso il sud. Come leggerete qui in fondo, nella biografia scritta a suo tempo per il libro su Docciolini, al Longhi neuropsichiatra e primario ospedaliero si affiancava il Silvio collezionista, scrittore, disegnatore, ceramista, artigiano, con antiche ambizioni sartoriali… un creativo a tutto tondo, insomma.

Nel 2008, questa volta con la casa editrice Nomos, di Busto Arsizio, Longhi pubblicò un altro lavoro sulla scherma, la trascrizione commentata del Manciolino, trattato del 1531, il primo stampato in italiano volgare. Pur avendo già completato per suo conto i commenti e la trascrizione completa, volle associare al suo il nome di Serena Pivotti, che aveva fatto la stessa trascrizione come tesi per l’esame da maestra di scherma, presso l’Accademia Nazionale di Napoli.

 

 

Si arrivò, infine, nel 2012, a realizzare il Museo dell’Agorà della scherma. Un sogno che si realizzava, per me. Silvio si disse felice perché la sua collezione aveva trovato casa. Nello stesso anno, per l’Assemblea della Fis, fu dato alle stampe il suo ultimo lavoro, fra quelli pubblicati: “La spada da difesa e da duello”, per i tipi della Polistampa di Firenze. Ma gli studi di Silvio Longhi non si fermarono lì, e altri lavori sono già quasi pronti, in attesa di trovare le risorse per farli pubblicare. Ne cito solo due: “Dalle spade di marra al fioretto”, e “Le armi del pellegrino”. Troveremo il modo: è la mia speranza, e il mio fermo proposito.

 

Devo ora spiegarvi la seconda conseguenza, cui accennavo poco sopra. Ho visto per l’ultima volta Silvio nell’ospedale di Empoli, all’inizio di quest’anno, poco prima che lo riportassero a casa, fra le sue cose, per attendere la fine. Gli ho portato il mio ultimo libro, sulla storia della Pro Patria Scherma, che parla anche di lui e del museo, che non sarebbe nato senza il suo apporto. Ne è stato felice, e ci siamo abbracciati per l’ultimo saluto. Non sapevo che sarei stato convocato, poche settimane più avanti, presso lo studio di un notaio, insieme ai parenti più stretti. Silvio aveva lasciato a me il resto della sua collezione di armi, libri e accessori, “affinché ne curi la collocazione a mio nome … nel luogo e nella struttura che egli riterrà più idonei a scopo museale e documentario”. Più volte, nel corso degli anni, Silvio aveva accennato all’idea che il materiale ancora in suo possesso – le cose più belle – sarebbero state destinate al Museo, e certamente ci speravo, ma non sapevo che il testamento olografo era stato redatto già nel 2006, all’indomani della mostra di Torino…

 

Ora la sua collezione è tutta qui, a Busto Arsizio, e il Museo porterà il suo nome. Gli altri membri della famiglia hanno acconsentito con entusiasmo, per rispettare la sua volontà, e saranno invitati quando saremo pronti per una nuova inaugurazione. “È un modo per restare”, mi disse Silvio quando gli mostrai uno scritto che avevo realizzato per la Treccani. Nel mondo della cultura schermistica, pochi lo meritano quanto lui.

 

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Note biografiche su Silvio Longhi, tratte dal suo libro sul “Trattato di Scherma di Marco Docciolini, 1601”

Silvio Longhi è nato il 7.11.32 a Firenze, dove è vissuto fino al 1994, per trasferirsi (dopo alcuni anni trascorsi a Cortona) a Capraia Fiorentina (FI), dove attualmente abita.

Dopo la maturità al Liceo Classico, ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia, specializzandosi, poi, in Neuropsichiatria, e con un Training formativo in Tecniche e Terapia relazionali.

Medico Psichiatra dal 1964, ha lavorato nel servizio pubblico fino al pensionamento avvenuto (per sua scelta, con 31 anni di servizio attivo) nell’ottobre del 1992, alla fine degli ultimi 14 anni trascorsi in qualità di Primario Ospedaliero e poi Caposervizio della Specialistica della USL 10/F dell’area fiorentina. Svolge, come nel passato, attività di Psicoterapia e di Consulenza specialistica presso Uffici Giudiziari.

Coniugato, e padre di due figli gemelli, un maschio e una femmina, ha coltivato, per hobby, attività manuali varie, qualche rudimento di scherma, nuoto di fondo, ceramica in età giovanile, collezione di armi bianche da caccia e militari dagli anni ’60, e da scherma e da duello dal 1982, letteratura attinente la scherma storica e materia cavalleresca, con un modesto collezionismo di testi in materia, carte geografiche antiche e stampe in genere, qualche pubblicazione attinente le armi, soprattutto di cavalleria e da duello: a questi ultimi è rivolto il suo maggior interesse attualmente. Fra le sue pubblicazioni in materia di scherma, sono da segnalare:

– “Armi piemontesi settecentesche – La Cavalleria, I Periodo 1675-1730”

– Idem: “II Periodo 1730-1773”

– Idem: “III Periodo 1773 – 1790”

(Firenze, Editoriale Olimpia, “Diana Armi”, nn.1,2,3.1987.)

– “Il Duello dipinto di Castiglione del Lago”, Cortona, 1995.

– “Il gioco delle due Spade – l’arte della scherma nel Cinquecento” in “Lancillotto e Nausica, critica e storia dello sport”, fasc.23°, 2000

– “Le spade di Marra”, Acc. Etrusca di Cortona, Annuario 1999-2001 estr., Cortona 2002

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Successivamente

“Marco Docciolini – Trattato di scherma – 1601”, a cura di Silvio Longhi, Aims, 2003

“Antonio Manciolino, Trattato di scherma – 1531” a cura di Silvio Longhi, Aims, 2008

“Il duello d’onore del XVI secolo”, di Silvio Longhi, Calosci-Cortona, 2008

“La spada da difesa e da duello”, Ed. Polistampa, Firenze, 2012

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