Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Come è cambiata la sciabola

Dopo aver scritto del fioretto e delle sue trasformazioni, bisogna pur dire qualcosa della sciabola: delle tre armi olimpiche, quella che a mio parere è cambiata di più. Prima, però, desidero ringraziare Isabella Panzera, autrice delle belle immagini che trovate in questo articolo, e delle copertine di articoli precedenti.

Prima, un piccolo excursus storico. Le armi erano due, la spada e la sciabola, in due versioni: da sala e da terreno. Quindi, quattro specialità, e quattro erano le gare, prima che la Fie, allora dominata politicamente dalla Francia, decidesse di lasciare fuori dalla porta la sciabola da terreno: la Francia di allora (la Fie nasce nel 1913) era fortissima nelle armi di punta, ma debole nella sciabola, e fece semplicemente i suoi interessi.

Come e più delle altre due armi, la sciabola risentiva dei problemi legati al giudizio arbitrale: problemi che nel suo caso sono durati più a lungo, per difficoltà tecniche. Se la spada elettrica ebbe il suo battesimo olimpico nel 1936, a Berlino, e il fioretto a Melbourne, venti anni dopo, la sciabola attese fino al 1988 prima di avere la segnalazione elettrica della materialità dei colpi: e come e più delle altre armi continuò, e molto probabilmente continuerà, a subire modificazioni che influiscono profondamente sulla tecnica e sulla tattica del gioco.

La prima di queste importanti modifiche non riguarda, però, la segnalazione elettrica. I vecchi regolamenti della Fie dicevano esplicitamente che la sciabolata, per essere valida, doveva essere portata “francamente” di punta, di taglio o di controtaglio. Le sciabolate col piatto della lama, che sfruttano abbondantemente la maggior flessibilità in quella direzione (la sezione della lama è un rettangolo piuttosto allungato), e costringono a parate più arretrate, non erano prese in considerazione: in teoria, almeno, perché in pratica, da che ne ho memoria, questa regola si ignorava. Chi avrebbe potuto affermare con sicurezza, nella maggior parte dei casi, che la botta era arrivata di piatto? E quindi già molto tempo prima della elettrificazione dell’arma, ricordo l’insegnamento dei “traversoni”, che per toccare, e passare (per esercizio se ne tiravano anche due o più di seguito), dovevano necessariamente arrivare di piatto: ma erano belli e spettacolari… e facevano un bel rumore!

Era anche bello seguire la ricostruzione della stoccata quando la giuria era composta da un presidente e da quattro giurati. Altri avversavano le lungaggini che spesso ne derivavano. Comunque, sorvolo sul fatto che il sentimento ci porta ad apprezzare di più la scherma cui eravamo abituati. Resta il fatto che le discussioni e le proteste sono diminuite. Un po’ meno le espressioni teatrali che accompagnano la stoccata, e che talvolta ancora influenzano il giudizio dell’arbitro meno esperto: che può lasciarsi impressionare anche dal nome, nel senso di reputazione schermistica, dei tiratori, favorendo inconsapevolmente il più titolato. Problema che accomuna la sciabola al fioretto, ma non alla spada: che principalmente per questo motivo fornisce risultati più aleatori, e maggiori opportunità agli outsider, che si traduce in una maggior partecipazione numerica. Beh, la sua bella parte la fa anche un regolamento meno “interpretabile”, ma di questo diciamo più avanti.

Con l’elettrificazione si è pensato di risolvere il problema delle botte col piatto della lama con qualche acrobazia elettronica: oggi una stoccata che arrivi contemporaneamente sul bersaglio e sul ferro è valida, e quindi viene segnalata, se il ritardo sul bersaglio non supera i cinque millesimi di secondo. Non viene segnalata se il ritardo è fra i 4 e i 15-20 millesimi (ma dopo sì) a condizione che “que le contact entre les deux lames ne soit pas interrompu plus de 10 fois maximum dans l’intervalle”. Condizione che – devo ammetterlo – faccio fatica a comprendere. Probabilmente – vado per tentativi – la norma ha a che fare con i colpi di punta, che strisciano sul ferro, o con le rimesse. Quanto questo abbia influito sulla tendenza moderna a portare i colpi con violenza, non saprei dire. Eppure, per tornare indietro con la memoria, gli schermidori più bravi erano quelli capaci di portare la sciabola con grande leggerezza. Azioni come tempo, parata e risposta, nella speranza che la giuria ne vedesse almeno una, erano il vanto dell’artista della sciabola, e dei maestri che la insegnavano.

Un altro cambiamento ha influito pesantemente sul gioco, differenziandolo nettamente da quello delle armi di punta: in queste ultime un colpo, per essere registrato, deve esercitare una certa pressione minima sul bersaglio (750 grammi per la spada, 500 per il fioretto); e deve restarci, con quella pressione, per un tempo che nel fioretto deve superare i 14-15 millesimi di secondo, e nella spada i due millisecondi o più, fino a dieci. Nella spada, però, non deve essere segnalata una stoccata che resti sul bersaglio per meno di due millesimi di secondo, e il motivo è questo: quando la punta rimbalza sulla coccia, o sulla pedana, prima che la molla la riporti in posizione, passa appunto un tempo di quella grandezza. È il motivo per cui i colpi alla maschera, se portati con decisione, spesso non vengono segnalati.

Nella sciabola c’è il problema opposto: un colpo di taglio o di punta portato con decisione sulla superficie metallica della maschera, che è bersaglio valido, rimbalza molto rapidamente: per segnalarlo, il regolamento prevede che il tempo di contatto che l’apparecchio deve saper leggere vada da un millesimo a un decimo di millesimo di secondo! Il problema della pressione, poi, è attualmente insolubile, potendo colpire con tutta la lama. Ne segue che basta un semplice sfioramento del bersaglio perché la stoccata sia segnalata. E questo dovrebbe influire sul portamento del ferro in modo opposto (maggior leggerezza): cosa che, per la verità, è molto rara da vedere, forse perché il grande aumento odierno della velocità di spostamento sulla pedana mal si concilia con un controllo così fine.

Queste modifiche all’arma e ai tempi di registrazione delle stoccate hanno aumentato lo squilibrio fra attacco e difesa, che già esisteva, a favore del primo. Si è pensato, perciò, di ridurlo eliminando un’azione molto spettacolare, la flèche, insieme al passo incrociato. Niente più corse sulla pedana, e niente più voli. Niente? Ci hanno pensato schermidori e maestri a rimpiazzarli, sebbene con minor frequenza, con la nuova flèche, che non è più tale: un balzo in avanti, con atterraggio sul piede anteriore. La lettera del regolamento è salva, almeno in questo caso.

Un’altra regola, di cui non sottovaluterei l’impatto sui comportamenti in pedana, è quella che ha fatto scomparire la segnalazione del bersaglio non valido. Ricordate? Come nel fioretto, la botta sul bersaglio non valido non dava il punto, ma annullava le botte successive. Oggi arrivare un centimetro sotto il bersaglio non valido, mentre l’altro, sbagliando, tira sul tirare, premia quest’ultimo, che fa punto. Quali strategie sono state adottate, di conseguenza? Sono forse per questo aumentati i colpi di piatto dal basso in alto, difficili da parare, che magari trovano prima il bersaglio non valido, che non influisce, e poi comunque un bersaglio valido, avambraccio o fianco? Colpi che, così portati, non dovrebbero essere considerati, secondo il regolamento, attacchi corretti, e quindi dovrebbero dar ragione a un contrattacco, o attacco sulla preparazione. Ed è cambiata anche la tecnica delle parate: più larghe e arretrate, per contrastare le botte di fuetto: ed ho anche visto parare verso il basso, la quarta in particolare, per deviare la lama verso il bersaglio non valido.

E arriviamo così al punto cruciale: il regolamento, e la sua interpretazione. Come ho già scritto nell’articolo sulla scherma a vedere, qui

http://www.carmimari.com/blog/fraseschermistica/la-scherma-a-vedere/2020/03/03

limitandomi però al solo fioretto, non ce l’ho affatto con gli arbitri. Se non vogliono restare a casa, devono adeguarsi. Prima di essere mandati allo sbaraglio, dovrebbero avere una formazione adeguata, e non sempre succede, ma non è colpa loro. La responsabilità è tutta di chi dovrebbe cambiare il regolamento e non lo fa, lasciando che le regole scritte siano talvolta ignorate, o interpretate esattamente al contrario.

Vediamo qualche esempio.

La definizione di attacco correttamente eseguito è la seguente: “L’attacco è correttamente eseguito quando la distensione del braccio, con la punta o con il taglio della lama che minaccia costantemente il bersaglio valido, precede l’inizio dell’affondo”. Vi risulta? Andate su Youtube, e cercate assalti di sciabola, anche al massimo livello: troverete partenze o lunghe passeggiate (che sono giudicate attacchi) a braccio piegato, col ferro che sfiora la pedana, o comunque fuori linea, o minaccia, ammesso che questa parola abbia un significato ben definito. Ma perché l’altro non tira, su queste avanzate? Perché l’arbitro gli darebbe torto. Scherma a vedere, anche questa, e stesse dinamiche (vedi il link all’articolo).

Non possiamo poi trascurare l’abolizione di fatto (ma non nel regolamento) di una delle caratteristiche principali della sciabola di un tempo: le finte. Una normalissima finta alla testa e fianco, mentre l’altro tira sul tirare, e i colpi arrivano insieme (il tempo limite per una doppia registrazione è stato nuovamente alzato, e portato a 170 millisecondi) viene ricostruita così: primo attacco no, risposta (sic!) sì. Da un lato si tenta di ottenere un valore accettabile, ma cronometrico, per il colpo doppio, in modo che l’arbitro non debba preoccuparsi delle precedenze (ci pensa l’apparecchio, a determinare il famigerato “tempo schermistico”); dall’altro gli si riattribuisce il compito di decidere sulle intenzioni dei contendenti: la finta efficace deve “obbligare” l’avversario a parare, ma se questo non lo fa, e tira sul tirare, anche senza un “tempo schermistico” di vantaggio, passa dal torto alla ragione. Quindi niente più finte, una sola sciabolata, e forte quanto si può. Bel risultato!

Prendiamo adesso la parata, che secondo il regolamento (t.9_2) “è l’azione difensiva eseguita con l’arma per impedire ad un’azione offensiva di toccare”. La parata (t.105_1) “dà diritto alla risposta; la risposta semplice può essere diretta o indiretta, ma per annullare ogni azione successiva dell’attaccante, deve essere eseguita immediatamente, senza indecisione o sospensione”. Vi risulta che da qualche parte nel regolamento si parli della “parata” o difesa di misura? Eppure una delle regole non scritte ma più graniticamente applicate è la seguente: se un attacco non arriva, perché mandato a vuoto dalla difesa di misura (o per imprecisione dell’attacco), la ripresa di chi ha subito l’attacco ha la priorità: anche se i due ripartono insieme, o addirittura con leggero ritardo di chi ha subito il primo attacco. Proprio come se si trattasse di una parata col ferro, seguita da immediata risposta. Non ho obiezioni: è più facile da vedere e da capire, ma perché non metterla per iscritto, questa benedetta regola?

Per la verità da qualche tempo sembra che ci sia una certa inversione di tendenza, nel giudicare le precedenze, ma siamo ancora ben lontani dalla lettera del regolamento scritto. Il punto cruciale – l’ho detto e scritto tante volte – è proprio questo: ogni gioco ha le sue regole, che devono essere rispettate. Senza regole c’è il puro arbitrio, c’è la politica, ci sono gli amici. Su questo non ci può essere discussione.

Ci possono essere invece posizioni diverse sulle finalità e gli effetti dei cambiamenti. C’è chi dice che la scherma va semplificata al massimo, così che la gente possa capirla, e apprezzarla di più: la controprova dovrebbe esserci data dall’apprezzamento crescente del pubblico, ma non mi pare che le cose stiano andando in questo modo. E su questo punto ci sarebbe tanto da dire, ma mi fermo qui. Aggiungo solo che mi sembra insensato modificare le cose sottraendo alla scherma la parte più specifica e di pregio: se le regole vanno della direzione di aumentare il vantaggio per le doti fisiche, a detrimento di quelle psichiche, tattiche e tecniche, la scherma diviene uno sport come gli altri, e non si vede perché non preferirne uno più attuale, e di moda.

Ho rivisto poco fa, quando questo articolo era quasi alla fine, la finale per il primo posto nell’incontro a squadre fra Ungheria e Corea, a Budapest, campionati del mondo 2019: quindi, altissimo livello. Ho provato ad analizzarlo un po’ meno superficialmente, verificando tutte le stoccate, e ricavandone alcune considerazioni, che condivido con voi. Ovviamente, mi rendo conto dello scarsissimo valore statistico di queste osservazioni, che però confermano un’impressione già da tempo consolidata, per quanto mi riguarda. Potete vedere l’assalto cliccando sul link che segue

https://www.youtube.com/watch?v=vtwlNBcA6ZM

Innanzitutto, il tempo complessivo. La finale dura poco meno di un’ora, ma il tempo effettivo di combattimento è 190 secondi, tre minuti e dieci secondi: che diviso per le 89 stoccate assegnate fa poco più di due secondi a stoccata, comprendendo i tempi comuni e le azioni interrotte per qualche inconveniente. Andando a verificare, la maggior parte delle stoccate dura meno di un secondo effettivo; la più lunga, otto secondi. C’è da domandarsi quanto il pubblico apprezzi, o capisca, questo tipo di spettacolo.

Come ci si poteva aspettare, date le premesse, oltre la metà delle stoccate assegnate sono state portate in attacco: non considerando in questo numero gli attacchi, che taluno definisce impropriamente risposte, portati immediatamente dopo aver mandato a vuoto l’attacco dell’avversario, da fermi o con l’affondo (ne ho contati 16), ma escludendo quelli marciando, che ho considerato insieme agli altri attacchi.

Fra gli attacchi ho considerato anche quelli con presa di ferro (non le considererei parate) sul tempo comune, mentre le parate e risposte sono state 15, i tempi al braccio 6, le cavazioni in tempo 2.

Molto poche le azioni che si sono risolte al di fuori della parte centrale della pedana. Ne segue che l’addestramento dell’atleta deve, per forza di cose, dare grande importanza alle azioni di attacco, e al gioco a centro pedana. Particolare curioso: quando un atleta, scivolato, ha chiesto l’alt, la rimessa in guardia è stata effettuata di nuovo dietro le linee di messa in guardia, e non alla distanza prevista (armi in linea, punte che non si toccano), che è notevolmente inferiore. Le partenze, per tutte le stoccate, senza eccezioni, sono avvenute dalle linee di messa in guardia.

Ora, il tentativo di prevalere in azioni di attacco a centro pedana comporta una conoscenza approfondita non solo di tutte le varianti (ritmo, numero e lunghezza dei passi, movimenti del braccio armato), ma anche del modo in cui l’arbitro interpreterà o riuscirà a vedere (o resterà ingannato da) quelle varianti. Ad esempio, un passo piccolo è più rapido di un passo lungo, ma la profondità dell’attacco che ne deriva, a parità di affondo, è minore: a cosa darà più importanza quell’arbitro? Ancora, la posizione del braccio armato, che dovrebbe comportare una “minaccia” (linea o braccio proteso con taglio rivolto verso il bersaglio e – non ridete – angolo di circa 135° della lama rispetto al braccio), viene considerata o trascurata? Ritrarre il braccio nella fase iniziale dell’attacco viene frequentemente penalizzato (come i movimenti di ricerca del ferro), ma tirare indietro la lama con movimento del solo polso, o portarla decisamente verso terra pare che sia abbondantemente tollerato: a discrezione di quel particolare arbitro. E pare anche molto discrezionale l’applicazione (o l’applicabilità) della regola secondo cui il colpo dovrebbe arrivare prima, o tutt’al più insieme all’appoggio del piede anteriore, nell’affondo.

Se questa (l’attacco a centro pedana) è l’azione principale, altrettanta attenzione devono avere le sue contrarie, di cui la più importante è quella di mandare a vuoto l’attacco. Per mettere l’avversario in condizioni di “circuito aperto” (vedi l’articolo sulla scherma a vedere) non basterà un ottimo controllo della misura: se l’altro vede o intuisce, può fare un passo in più. Bisognerà simulare l’attacco entrando nella zona critica, per poi scattare all’indietro: e questo richiede gambe potenti, molto ben allenate, assolutamente fondamentali nella sciabola moderna. Parate e risposte, tempi al braccio e cavazioni in tempo completano il corredo del bravo difensore, che le userà tuttavia con parsimonia, perché statisticamente la resa è molto più bassa.

Torniamo infine allo spettacolo. Un tempo, lo abbiamo già detto, spezzavano il ritmo e confondevano lo spettatore le lunghe discussioni e contestazioni con la giuria di cinque persone. Oggi abbiamo i consulenti video, e la possibilità di chiedere la verifica: nell’incontro a squadre di cui sopra, è stata chiesta 16 volte, e ha portato cinque volte a invertire il giudizio già dato. E infine le sceneggiate degli atleti non sono mancate, malgrado il regolamento più severo che in passato.

Sarà interessante tutto questo per il pubblico? Non so – non credo – ma troppo spesso, dopo aver visto più volte il video di una stoccata, a velocità normale o rallentata, anche fotogramma per fotogramma, sono rimasto col dubbio: non ho capito il criterio con cui l’arbitro ha deciso a favore dell’uno o dell’altro. E troppo spesso, tra le pedane con i colleghi, ho sentito pareri assolutamente discordi sulla stessa stoccata, o sulla ricostruzione dell’arbitro. Come si può insegnare una disciplina di cui gli stessi tecnici faticano a comprendere le regole? Immagino che i tecnici specializzati in quest’arma non condivideranno queste mie preoccupazioni, ma a me sembra che tutti avremmo da guadagnare se ci fossero regole chiare e condivisibili: oggi così non è.

di Giancarlo Toràn

L’immagine di copertina è di Isabella Panzera

Sue sono anche altre due immagini nell’articolo.

 

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