Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Il compleanno di Nedo Nadi

 

Nedo Nadi: qualcuno lo ricorda ancora? Quando iniziai a tirare di scherma, era ancora un mito. Potevo parlare con persone che l’avevano visto tirare, o che con lui si erano confrontati in pedana, e il giudizio era unanime: uno schermidore straordinario, sotto ogni aspetto. E anche del fratello, Aldo, si cantavano mirabilia. Oggi, nove giugno, è il compleanno di Nedo, nato nel lontano 1893. Una rinfrescatina alla memoria, per le nuove generazioni, e anche per le meno nuove, mi sembra opportuna.

La storia di Nedo e Aldo Nadi, e quella del papà, Beppe, è stata raccontata tante volte, con qualche esagerazione, e tante lacune, nel bene e nel male. Ma che siano stati personaggi straordinari, non c’è dubbio. Ogni volta che “navigo” fra le carte del suo archivio ne esco, dopo aver perso la cognizione del tempo trascorso, con novità, scoperte, dettagli, che un giorno mi piacerà raccontare: prima che questi personaggi, che tanto hanno dato alla scherma italiana e mondiale, sbiadiscano troppo, o addirittura scompaiano dalla memoria.

Dal punto di vista sportivo, nessuno più potrà emularne le gesta. Sei medaglie olimpiche, e tutte d’oro, e cinque ottenute nella stessa Olimpiade, ad Anversa nel 1920, in tre armi diverse, sono un risultato irraggiungibile: non solo per la versatilità incredibile dell’atleta, ma anche perché le regole di selezione odierne e future impedirebbero materialmente a chiunque di riuscirci.
Nedo Nadi fu anche ottimo giornalista sportivo, conferenziere e scrittore poliglotta, dirigente stimato e laborioso: dopo esserne stato commissario tecnico per la preparazione alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, fu nominato presidente della Federazione, compito che assunse senza abbandonare il primo. Il clamoroso raccolto di medaglie alle Olimpiadi di Berlino del 1936 dimostrò al mondo l’efficacia della sua gestione.
Ho raccontato molto sinteticamente la vita di Nedo Nadi nei capitoli a lui dedicati nel libro 100FIS, primo volume, che scrissi in occasione del centenario della Fis, nel 2009. Di lui, e del fratello, hanno scritto molto piacevolmente Aldo Santini, e più recentemente Geminello Alvi, in due libri rievocativi. Aldo Nadi ha lasciato i suoi ricordi in due libri stampati negli Usa, il suo trattato, tradotto in italiano, e la sua autobiografia. Più di tutti ne scrisse la compagna della sua vita, Roma Ferralasco Nadi, che da sola meriterebbe un racconto a parte, e ci ha lasciato una biografia del marito, e una raccolta di suoi articoli già pubblicati in “Con la maschera e senza”.

 

 

Oggi desidero ricordare la sua ultima fatica: che fu un naufragio, preludio a quello che l’avrebbe travolto pochi mesi dopo. Affido ai documenti e alle foto la realistica testimonianza di quei giorni cruciali.
Nel 1939 Nedo Nadi si apprestava a celebrare l’ennesimo trionfo delle lame italiane. Il regime fascista aveva fatto di lui il simbolo sportivo dell’Italia, per le sue strabilianti vittorie, e per la stima internazionale di cui godeva. Aveva rimosso d’autorità dalla presidenza della Fis il pur meritevole Giuseppe Mazzini – un senatore del Regno, ma nulla a che fare col suo famoso omonimo – e aveva insediato Nadi al suo posto, attendendosi da lui grandi cose. E Nedo non deluse: alle Olimpiadi di Berlino, nel 1936, il raccolto di medaglie fu eccellente, superiore a quello di tutte le altre nazioni, nella scherma. Quattro d’oro, delle sette disponibili, tre d’argento e due di bronzo. Poco meno ottenne ai mondiali di Parigi, l’anno dopo, e quello successivo, a Piestiany, fece il bis. Giocava fuori casa, ma ottenne che i mondiali del 1939 fossero assegnati all’Italia, a Merano. Tutto faceva presagire il trionfo: Nedo Nadi era anche un ottimo organizzatore e un gran lavoratore, e in più avrebbe potuto schierare, per la prima volta, anche il fioretto femminile. Per la verità, dalle fiorettiste non si aspettava nulla di buono. Come scrisse poco generosamente in un articolo sulla Stampa, pubblicato il 17 agosto, sperava solo che le nostre non arrivassero ultime. E mentre le donne si allenavano col maestro Comini, nella palestra della Gil, gli uomini si allenavano sotto i suoi occhi, con i maestri Bini, Pignotti e Mangiarotti, “sulla pedana dell’Excelsior”. “Tutto è pronto a Merano per i campionati mondiali” titolava La Stampa del 24 agosto, e continuava: “Tutto è ormai preveduto e stabilito meticolosamente Gli incontri mondiali di scherma avranno luogo nella più bella ed ampia sala del Casinò Municipale, ove sono state installate di già tre pedane e si seguita a lavorare alacremente perché tutto sia a posto per sabato prossimo. In un locale superiore molto tranquillo ed adatto funzionerà regolarmente l’Ufficio stampa. Per i campionati mondiali femminili è stata invece prescelta una vasta sala distante dalla prima solo un centinaio di metri nell’elegante lussuoso Grand Hotel di Merano… Gli “azzurri” sono alloggiati all’Hotel Excelsior ove procedono metodicamente i loro allenamenti in una sala appositamente allestita”.

 

 

 

 

Il 29 agosto, sempre da La Stampa, apprendiamo i nomi dei componenti il Comitato organizzatore: “II Comitato organizzatore dei Campionati mondiali che ai svolgeranno. sotto l’alto patronato di S. A. R. il Duca di Pistoia, è stato così composto:
Presidente: S. E. Achille Starace, Segretario del P. N. F., Presidente del Coni. Vice-presidenti: S. E. Mastromattei, Prefetto di Bolzano; Segretario Federale di Bolzano, Nedo Nadi, presidente della F.I.S. Componenti Dino Rastelli, Giulio Basletta, dott. Raffaele Casali, comm. Pietro Farina, generale Alessandro Biscaccianti. Cleto Lavezzari, Vito Resse, Loris Maranini, Francesco Lippi, Giorgio Rastelli.
Il calendario delle riunioni di tale Comitato è iI seguente:
31 agosto riunione preliminare, congresso straordinario e pranzo offerto dalla F.I.S. ai delegati di tutte le nazioni; 1-4 settembre: fioretto maschile a squadre e individuale; 5 settembre: riposo. Escursione sulle Dolomiti e pranzo offerto dalla Federazione. 6-9 settembre: fioretto femminile a squadre e individuale. Spada a squadre e individuale. 10 settembre: riposo. Escursione sulle Dolomiti e pranzo offerto dalla Federazione. 11-14 settembre: sciabola a squadre e individuale.
Sono stati riservati, per le prove femminili, i giorni nei quali nei quali avranno luogo le competizioni di spada, al fine di poter avere disponibile il numero necessario dei giudici. La direzione tecnica, d’accordo con la Federazione internazionale, è stata designata come segue: Hermann Rau (Germania); Raoul Heide (Francia); Gyorgy Doros (Ungheria); Carlo Anselmi (Italia); Piero Spreafico (Italia).
Oltre cento premi saranno messi In palio, e tra questi, ambitissimi, quelli offerti da S M. il Re Imperatore, da S. M. la Regina Imperatrice, dal Duce, dalle Loro Altezze Reali li Principe di Piemonte, il Duca d’Aosta, il Duca di Pistola, il Duca di Bergamo, il Duca di Spoleto, il Conte di Torino, dal Direttorio del P.N.F., dalle LL. EE. Ciano, Starace, Balbo, Farinacci, Ricci, dai Dicastero dello Stato, dal Comando generale della M.V.S.N., dal CONI, dal RACI, dalla Direzione generale dell’UNUCI, dall’ENIT, dalla CIT, da numerosi Prefetti, Federali, Presidente dell’Azienda autonoma di soggiorno di Merano, daIl’E.P.T. di Bolzano, dal Popolo d’Italia e da altri giornali.
La Federazione italiana di scherma ha inoltre provveduto perché tutti coloro che partecipano ai campionati possano usufruire delle speciali riduzioni ferroviarie in vigore sulle Ferrovie italiane”.

 

 

 

Leggendo degli eventi europei delle settimane e dei mesi precedenti, ci si chiede, col senno di poi, come si potesse essere così ciechi e ottimisti sulla buona riuscita di una manifestazione che avrebbe dovuto coinvolgere tante nazioni in aspro disaccordo politico. Fino all’ultimo si sperò nella buona sorte, ma alla fine le cose precipitarono. Solo due giorni dopo l’articolo di cui sopra, il 31 agosto, il Littoriale mette la parola fine alla vicenda:
“Scherma. I campionati mondiali rinviati a data da destinarsi. Di pari passo progredivano in questi ultimi giorni il lavoro organizzativo e l’allenamento degli atleti per i campionati del mondo, tanto che già da due giorni la grande sala del Casinò Municipale era perfettamente a punto e pronta per l’inizio delle gare, come pure lo erano i nostri schermidori. Non si attendeva ormai che l’arrivo dei rappresentanti delle associazioni iscritte quando, a causa della situazione politica, si cominciarono a nutrire i primi dubbi sull’effettuabilità di questi campionati. Comunque, benché l’allenamento degli azzurri avesse una leggera battuta di arresto negli ultimi due giorni, il direttorio della Fis non disperava ancora sulla possibilità di svolgere i campionati, secondo il programma prestabilito. Annunciata la sospensione dei campionati mondiali di ciclismo non poteva esistere più al alcun dubbio circa lo svolgimento di quelli di scherma, essendo ormai chiaro che essi pure sarebbero stati necessariamente rimandati o soppressi. Ora, in attesa di un ulteriore accordo con le Federazioni iscritte a Merano, la Fis ha diramato oggi il seguente comunicato: “A seguito della situazione internazionale, la Federazione Internazionale di scherma, per suggerimento della Federazione Italiana, sta facendo un referendum tra le varie Federazioni che avevano aderito ai campionati del mondo per sapere se Esse ritengono opportuno o meno di far disputare le gare in condizioni così anormali. La decisione in base a tale referendum potrà forse tardare. Ma dato che il tempo ormai stringe e che una buona parte dei paesi iscritti, tra cui la Germania la Boemia la Svezia il Belgio e la Francia, hanno già comunicato di non poter essere presenti a Merano, il presidente della Fis ha disposto che i nostri schermidori finora in allenamento a Merano rientrino nelle loro sedi. Ove la situazione politica lo permettesse e la Federazione Internazionale lo ritenesse opportuno, non è escluso che i campionati del mondo possano essere disputati sempre a Merano ad epoca posteriore”. Stando a quanto ci ha detto il segretario della nostra federazione, se i campionati dovessero essere rimandati la probabile data della loro effettuazione sarebbe il 25 settembre in modo da giungere con le ultime finali alla vigilia del Gran Premio di Merano. Per quanto riguarda i nostri schermidori, la maggior parte di essi ha lasciato Merano in giornata.

 

Anche le ultime speranze rimasero deluse, e Nedo Nadi, ormai stanco, demoralizzato e minato dal male, decide di ritirarsi per un periodo di riposo che sarà, purtroppo, definitivo. Subito dopo, infatti, scrive una lettera:

“Roma 2 settembre 1939
Al capo di stato maggiore della G.I.L. Roma.
Ho il dovere di informarvi che sono purtroppo malato e che tanto il direttore dell’ospedale di Merano, professor Peracchia, quanto il professor Antonelli, di Roma, presso cui sono in cura e con il quale ho avuto da Merano un colloquio telefonico, mi hanno rigidamente prescritto un riposo assoluto per qualche settimana.
Stamani rientrando alla capitale, dopo aver quasi interamente liquidata l’organizzazione – ahimé inutile – dei Campionati del Mondo, ho subito preso contatto telefonico col camerata Gorga il quale, informandomi sull’andamento dell’Accademia a cui in data 1° corrente ho restituito i tre maestri capigruppo, mi segnala che gli allievi non danno il rendimento normale sia perché preoccupati delle loro famiglie che devono trasferirsi dai centri abitati alla campagna, sia perché sono in attesa di una eventuale chiamata alle armi per mobilizzazione. Poiché sembra che l’Accademia di E.F. abbia concesso agli allievi una proroga alla normale licenza, nell’impossibilità materiale in cui mi trovo di recarmi costà e di farmi in proposito un’idea personale, vi segnalo la cosa con preghiera di compiacervi prendere le disposizioni che riterrete opportuno.
Il Maggiore Ispettore dell’Accademia di Scherma della G.I.L.
Nedo Nadi.”

 

 

Il riposo non risolse la situazione già grave, e dopo pochi mesi, pochi minuti dopo la mezzanotte fra il 20 e il 29 gennaio del 1940, Nedo Nadi si spegneva, assistito dalla moglie, sconfitto definitivamente da un’emorragia cerebrale. Aveva 46 anni.

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