Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

La velocità nella scherma

Capire la scherma: se l’impresa definitiva è impossibile, per la vastità del tema, possiamo tuttavia provare ad avvicinarci alla meta. Ci conforta la lettura dei trattati antichi e moderni, che progressivamente hanno meglio inquadrato e spiegato la complessa materia: compito reso più difficile dal fatto che la scherma, o meglio le condizioni in cui la si pratica, è cambiata nel tempo, e continua a cambiare. Non mutano, però, i fattori fondamentali sottostanti, ed è da qui che nacque, all’inizio, la mia curiosità.

Leggendo, per la prima volta in vita mia, il trattato di fioretto ancora in uso (scherma storica, ormai: scritto negli anni ’60, era un tentativo di sintesi fra le varie concezioni che in Italia si erano confrontate negli anni, a partire dal trattato di Masaniello Parise), mi aveva colpito la seguente definizione: “… la scherma, per il raggiungi­mento dei suoi obiettivi, si basa su tre elementi fon­damentali: il tempo, la velocità e la misura”.

Mi aveva colpito anche e soprattutto perché mi aspettavo che l’argomento, di capitale importanza, fosse sviscerato nel resto del libro. Tolta però quella paginetta, in cui si spiegava ben poco, sull’argomento non si diceva più quasi nulla. Ragion per cui provai a cercare e ragionare per conto mio. Ho scritto molte volte su questi temi, in libri e articoli. Fra questi ultimi hanno avuto discreta fortuna e diffusione quelli sul tempo e la misura, tradotti anche in altre lingue, pubblicati per la prima volta su Schermaonline, nel 2007 e 2009. Li trovate anche qui:

2007 – La misura nella scherma_Toràn

e qui:

2009 – La scherma e la scelta di tempo_Toràn

 

Mancava, dunque, un articolo sul terzo fattore, la velocità. Forse un po’ trascurata, considerando che il suddetto trattato afferma: “… sarà facile comprendere che il tempo e la misura rivestono una maggiore im­portanza della velocità, pur riconoscendo che quest’ultima serve egregiamente a completare la potenza dello schermidore”.

Anche il termine velocità, come già tempo e misura, assume spesso significati diversi nell’ambito della scherma, per cui occorre prima chiarire, per intendersi.

La fisica ci dice che la velocità è data dallo spazio percorso nell’unità di tempo. Nella scherma, però le cose sono un po’ più complicate. Possiamo considerare la velocità del corpo nel suo insieme per coprire lo spazio che lo divide dall’avversario, grazie alla spinta delle gambe, se la distanza – la misura, in gergo schermistico – lo richiede. È il braccio armato, però, che spinge l’arma sul bersaglio, e quindi è da considerare anche la velocità del braccio armato nel compiere la sua azione. Il braccio armato, inoltre, nel corso della stessa azione complessa, può compiere più movimenti, insieme alla mano e alle dita: si parla, in questo caso, di rapidità, altro termine a mio parere non ben definito.

Coordinazione

Gambe e braccio armato devono però collaborare, e questa collaborazione non si limita al caso più semplice, la botta dritta. Spesso è necessario superare le difese dell’avversario con finte opportune: la coordinazione mano-braccio-gambe è essenziale. A nulla serve avere gambe potenti e velocissime se il loro movimento non è perfettamente coordinato con quello del braccio armato. Senza contare il fatto che anche i movimenti delle gambe, presi da soli, richiedono una coordinazione non indifferente: si pensi ad un passo avanti e affondo.

Non bastasse, aggiungiamo che questa coordinazione, già di per sé complessa, deve rapportarsi alla velocità dell’azione corrispondente dell’avversario: pensiamo ad un attacco con doppia finta, che deve superare due parate dell’avversario. E complichiamo ancora il quadro aggiungendo le caratteristiche dello strumento utilizzato, fioretto, spada o sciabola, che ha una sua flessibilità, direi un suo particolare ritmo nel flettersi e nel tornare in linea, ad esempio dopo una battuta, o una parata. Ma non solo questo. L’avversario, oltre a muovere il ferro, muove le gambe, cioè determina, insieme all’altro, la misura reale, che è diversa da quella apparente, ed è determinata dal movimento di entrambi i contendenti.

Velocità relativa

Questo ci porta al concetto di velocità relativa: che è data dalla somma delle due velocità (in rapporto alla pedana, che è fissa) se i due tiratori si vengono incontro; e dalla differenza, se vanno nella stessa direzione. Ed è una differenza notevolissima: si pensi al colpo doppio e all’arresto nella spada, per fare un esempio. Arrestare avanzando, e cioè sommando le velocità, porta ad ottenerlo più facilmente; arrestare arretrando, e cioè sottraendo le velocità, porta a favorire l’accendersi di una sola luce anche con un minimo vantaggio di misura, o di scelta del bersaglio. Se entrambi si muovono alla stessa velocità, ma nella stessa direzione, il tempo necessario per superare una distanza anche minima è infinito!

Intensità

Analizzando un assalto di scherma possiamo poi dire che è stato lento, o veloce: e lo si può intendere in relazione alla durata dell’assalto, o alla quantità e velocità degli spostamenti, e delle inversioni di direzione. Il termine forse più appropriato, in questi casi, è intensità, o ritmo. Si pensi alla generale differenza fra un assalto di sciabola e ad uno di spada, di livello analogo. L’assalto, poi, può avere intensità diverse in momenti diversi: generalmente, il ritmo cresce verso la fine dell’assalto, o anche nelle zone terminali della pedana. È diverso anche in funzione del maggiore o minor vantaggio che si ottiene da un comportamento aggressivo, da attaccante, o difensivo e controffensivo. Si pensi alla sciabola, dove il vantaggio dell’attaccante è evidente, e alla prevalenza delle azioni a centro pedana, perché entrambi partono decisi in avanti, e il cronometro è praticamente inutile.

Percezione

Dobbiamo ora considerare un altro tipo di velocità, che ha a che fare col funzionamento della nostra mente, campo ancor più complesso: la velocità nel reagire (tempo di reazione) e la velocità nel percepire.

Il tempo di reazione è limitato dalla velocità di conduzione nervosa, leggermente diversa da individuo a individuo, e anche all’intensità della nostra attenzione, che dipende, a sua volta, da vari altri fattori. Possiamo parlare, nel complesso, di arousal, o stato di attivazione: una grandezza in qualche modo misurabile, legata allo stato emozionale. Possiamo approssimare dicendo che questo tempo di reazione (per stimoli semplici di tipo visivo, giusto per evitare ulteriori complicazioni) va da un decimo e mezzo di secondo a poco più di due decimi. L’attenzione, che non è costante, perché ha costi elevati, giustifica in buona parte questa differenza.

Già da queste premesse si intuisce che la divisione didattica dei tre elementi fondamentali – tempo, misura e velocità – è del tutto artificiosa. Sono tre fattori inscindibili, e li dividiamo solo per l’impossibilità della nostra mente di comprenderli insieme, se non intuitivamente. Sforzandoci di comprenderli uno per volta, analizzandoli, possiamo sperare che alla fine si fondano in modo efficace.

Come fare?

Dobbiamo ora rispondere a due domande. La prima: come migliorare la velocità? La seconda: è sempre utile o necessario utilizzare la massima velocità?

Partiamo dalla prima. È del tutto banale sottolineare che una buona preparazione fisica per i vari distretti muscolari – non solo le gambe – è indispensabile. E non riguarda soltanto lo sviluppo della forza veloce, ma anche la mobilità articolare, l’elasticità e tutto il resto. Ci sono ottimi specialisti, per questo, solo che si interessino alla specificità della scherma.

Di maggiore interesse, a mio parere, sono altri due aspetti della velocità, entrambi da sviluppare.

Attenzione alle telefonate!

Il primo riguarda la capacità di non “telefonare” il colpo: di evitare, cioè, quei movimenti premonitori che permettono all’avversario di vedere in anticipo l’inizio di un movimento. È fondamentale, a questo scopo, sapersi rilassare (si può imparare, e allenarsi a farlo) e prendere coscienza delle proprie tensioni involontarie. Complementare a questo aspetto è la capacità di utilizzare questi movimenti per fare delle finte efficaci. L’avversario “legge” i nostri comportamenti e, se l’abbiamo capito, possiamo ingannarlo simulandoli.

Il secondo riguarda la nostra capacità di vedere e riconoscere velocemente i movimenti premonitori. Della capacità di anticiparli, o prevederli, ho già scritto nell’articolo sulla scelta di tempo, e in un altro, in cui scrivevo dello sguardo, e di come e dove guardare. Lo trovate anche qui:

2008 – Come guardare – dove guardare_Schermaonline_Toràn

Anche quando si sceglie il tempo, però, poiché l’azione schermistica ha un suo ritmo, ma non è ciclica, dobbiamo riconoscere rapidamente l’inizio della sequenza di movimenti su cui vogliamo intervenire. Eccoci tornati, quindi, all’importanza dell’attenzione, e alla capacità di evitare pensieri parassiti e distraenti: respirazione corretta, rilassamento, concentrazione, vuoto mentale. Si possono imparare, e non mancano le tecniche. Non sarà tempo sprecato.

La seconda domanda: è sempre necessaria la massima velocità? Non lo è in quella parte dell’azione in cui bisogna sincronizzare i propri movimenti con quelli dell’altro. È utile, ma non sempre indispensabile (si pensi alle caratteristiche della lama) nella fase finale dell’azione, il movimento con cui si colpisce, o si para, o si schiva, o ci si porta fuori misura: tenendo ben presente che l’azione potrebbe non terminare lì, e perciò richiedere un controllo che prosegue, difficile se abbiamo spinto al massimo nell’azione precedente.

 

I cambiamenti di velocità.

Nella scherma, più della velocità massima, è importante considerare i cambiamenti di velocità, positivi (accelerazione) o negativi (decelerazione). La prima fase di un assalto richiede, generalmente, uno studio dell’avversario, per assimilarne i ritmi, per un controllo fine della misura. I cambiamenti di velocità rendono più difficile il controllo. Una velocità costantemente alta, oltre che dispendiosa, è più facilmente controllabile di una velocità che cambia bruscamente. È particolarmente utile, quindi, allenarsi a cambiare la velocità, e anche la direzione del movimento: in breve, a cambiare il ritmo.

A questi effettivi cambiamenti di velocità bisogna aggiungere, nelle armi rette da convenzione, l’impressione che il cambiamento brusco di velocità può avere sull’arbitro, e sulla sua percezione dell’effettivo inizio dell’azione offensiva: argomento complesso, a causa di un regolamento vecchio e soggetto a troppe interpretazioni personali, oltre che mutevoli.

La lezione.

Per concludere, due parole sulla lentezza. Nella lezione individuale, prima di avvicinarsi alle dinamiche di un assalto, e alla verosimiglianza dei gesti, occorre assimilare movimenti nuovi, e talvolta poco congeniali. Si può essere aperti alle soluzioni individuali di allievi dotati di fantasia e inventiva, ma più spesso bisogna saper condurre l’allievo a un movimento che funzioni, costruendolo un poco alla volta e, almeno inizialmente, con la dovuta lentezza. Questo vale per i movimenti del braccio, delle gambe, e per la coordinazione.

Chi va piano, va sano e va lontano, diceva un vecchio proverbio. Costruire su buone basi permette di arrivare più in alto, non solo nell’edilizia.

 

Scritto da Giancarlo Toràn

L’immagine di copertina è di Isabella Panzeri

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