Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Ugo Pignotti, il Maestro

Ugo Pignotti: un altro grande personaggio della storia della scherma italiana e mondiale, di cui ricorre domani, sette gennaio, l’anniversario della scomparsa, che avvenne nel 1989. Trentadue anni non sono pochi, e non saranno pochi neanche i giovani maestri che di lui ignorano quasi tutto, e forse non sanno di avere un debito di riconoscenza nei suoi confronti.

Marisa Cerani, di cui vi ho raccontato la storia qualche settimana fa, su questo stesso sito, e poi più ampiamente in un libro edito giorni fa dall’Accademia di Scherma di Napoli, ci ha lasciato poco o nulla di scritto, per cui è più facile dimenticarne l’importanza, specialmente per la scherma femminile. Pignotti, invece, ci ha lasciato due libri, scritti negli anni ’60, in collaborazione con Giorgio Pessina e altri maestri: due libri che ancor oggi sono i testi ufficiali per la preparazione tecnica dei maestri, nel fioretto e nella sciabola, per gli esami presso l’Accademia.

A Ugo Pignotti ho già dedicato un capitolo nel secondo volume di FIS100 – i libri scritti per il centenario della Federazione Scherma – con il rammarico di non essere riuscito ad avere in visione dalla famiglia carte o documenti che mi aiutassero ad approfondirne la storia. Solo in seguito ho avuto da William Gaugler, poco prima che morisse, un suo scritto che ne rievocava la figura.

Gaugler, di cui sarà giusto, prima o poi, ricordare la storia, era un grande estimatore della scherma italiana. Allievo di Aldo Nadi, professore emerito di Archeologia, era venuto più volte in Italia e aveva voluto diplomarsi maestro di scherma presso l’Accademia di Napoli. Amava molto Pignotti – chi non l’amava? – e aveva fatto delle ricerche sulla sua carriera schermistica, ricche di dati che oggi sono difficilmente recuperabili. In seguito era stato fra i primi a dare notizia, negli Usa, della sua scomparsa.

Mi piacerebbe, più avanti, compiere una ricerca più completa sulla vita di Pignotti, e farne un libro, anche questo per i tipi dell’Accademia: come leggerete, il Maestro è stato per cinque anni il Direttore Tecnico dell’Accademia di Napoli. Fu quello fra i periodi più felici della sua vita, come riferito nelle pagine a lui dedicate dal bollettino federale, in occasione della sua scomparsa. E tornò a Napoli molto spesso, perché membro della commissione esaminatrice: anche il mio diploma porta la sua firma.

Gli rendo omaggio, oggi, riportando qui alcuni scritti che lo riguardano. Il primo brano è una mia sintesi di due scritti di William Gaugler, che ha ricostruito la carriera sportiva e professionale di Ugo Pignotti. Emergerà, da questi scritti, non solo la profonda stima che l’autore provava per lui, ma anche il debito che tutti abbiamo nei confronti di un grande Maestro, che ha lasciato una profonda impronta nella scherma italiana.

Segue poi un estratto del mio articolo per FIS100, di cui vi ho già detto, e infine l’articolo che gli dedicò Nedo Nadi, raccolto con altri nel suo libro “Con la maschera e senza”

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MAESTRO UGO PIGNOTTI: 19 NOVEMBRE 1898 – 7 GENNAIO 1989

a cura di William M. Gaugler, Maestro D’Armi

È con grande tristezza che annuncio la morte del Maestro Ugo Pignotti. Egli è stato uno dei più grandi maestri d’Italia e l’ultimo di quella generazione che ha dominato le competizioni internazionali tra le due guerre mondiali. Per molti di noi egli era la quintessenza dell’arte schermistica ed un perfetto gentiluomo.

Allievo di quel “Mago” che è stato Roberto Raggetti, cominciò giovanissimo la scherma, praticandola con quella passione e quell’entusiasmo che soli permettono risultati effettivi.

Come dilettante, ha legato il suo nome ad innumerevoli vittorie nazionali ed internazionali, ottenute principalmente nel decennio 1922-1932, e cioè in quel periodo aureo delle relazioni internazionali, che vide tanti confronti fra i migliori esponenti della scherma mondiale. In Francia, in Belgio, in Austria, in Egitto, in America, in Ungheria, in Germania, in Grecia, in Cecoslovacchia, in Olanda ecc. le affermazioni si susseguono: sul suo albo d’oro si registrano, fra le altre, una vittoria olimpionica (Amsterdam I928), quattro campionati europei dei quali uno militare a squadre e individuale al fioretto, tre campionati d’Italia (due al fioretto, uno alla sciabola) ed altre numerose vittorie in tornei nazionali e internazionali fra le quali: a Bologna 1922 (fioretto e sciabola), Cuneo 1924 (fioretto), Roma 1926 e 1927 (fioretto), Praga 1927 (fioretto), Como 1927 (fioretto), Pisa 1928 (sciabola), Cortina 1929 (spada), Offenbach 1929 (fioretto), Trieste 1931 (sciabola). Gli incontri a punteggio (matchs), Pignotti li seppe risolvere quasi tutti in suo favore. Infatti, risultò vincitore di Giulio Gaudini per 10 a 8 alla sciabola, di Rosichelli pure alla sciabola per 10 a 7, di Chiavacci al fioretto per 10 a 6, di Pessina al fioretto per 10 a 3, di Puliti pure al fioretto per 10 a 8, di Negro alla sciabola per 10 a 6, di Edoardo Gardère al fioretto per 12 a 11 a Parigi e per 12 a 7 ad Alessandria, Ducret alla sciaboIa per 10 a 5, di Gaboriau e De Montigny al fioretto per 10 a 6, di Bondoux al fioretto per 10 a 8, di Filippo Cattiau al fioretto per 12 a 3, di De Beaukleur al fioretto per 10 a 4, di Tak alla sciabola per 10 a 4, di Ettinger al fioretto per 10 a 5, di Bru al fioretto per 10 a 6, di Andrea Gardère al fioretto per 12 a 7, di Jemes al fioretto per 12 a 3, di Abdin al fioretto per 12 a 3, di Hanich alla sciabola per 10 a 5, di Rousset al fioretto e alla sciabola per 10 a 6 e 10 a 6, di Ekkart alla sciabola per 12 a 8, di Berges al fioretto per 10 a 3,di Grahy al fioretto per 10 a 6, di Garay alla sciabola per 8 a 5, nonché di tanti altri matchs di minore importanza.

Fece anche parte del gruppo di schermitori d’élite scelti per partecipare agli assalti preliminari del famoso match Nadi-Piller al Teatro Lirico di Milano il 4 febbraio 1931; qui egli incontrò il formidabile spadaccino francese Roger Ducret, campione olimpionico di fioretto nel 1924 e lo sconfisse per 10 a 6.

Passato al professionismo nel 1932 dopo le olimpiadi di Los Angeles, dove Pignotti fece parte delle squadre di fioretto e di sciabola classificatesi entrambe al secondo posto, si trasferì in Egitto al Cercle d’Escrime d’Alexandrie, e poi fu chiamato nel I934, quale Direttore Tecnico, all’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, dove rimase per cinque anni. Da Napoli passò poi, come Capo-scuola, all’Accademia Magistrale di Scherma a Roma, ove rimase fino alla definitiva chiusura della stessa, in conseguenza degli avvenimenti bellici, e cioè fino al maggio del 1943.

Nel 1940, dopo vari anni d’inattività agonistica, Ugo Pignotti vinceva a Genova il Campionato italiano fra i professionisti, non subendo nessuna sconfitta durante tutto il lungo torneo. Secondo si classificò Ugo Purcaro (con tre vittorie in meno del vincitore), suo allievo.

Pignotti è stato l’allenatore ufficiale della Federazione Italiana di Scherma dal 1936 per gli allenamenti collegiali e la preparazione olimpionica (insieme ai maestri Mangiarotti e Comini). Ha prestato la sua piena collaborazione al Gruppo Schermistico Arbitrale (G.S.A.), confermandosi Presidente di giuria di assoluta fiducia, gradito e bene accetto da tutti gli schermitori, anche nelle competizioni più accese.

È stato Presidente della Sezione Magistrale della Fis, poi divenuta, nel ’62, Accademia d’Italia dei Maestri di Scherma, e ha fatto parte dal 1934 della Commissione d’esami per il rilascio del diploma di “Maestro di Schema Civile”, esami che hanno luogo a Napoli presso l’Accademia Nazionale (ente morale) unica Accademia autorizzata al rilascio di detto diploma. Inoltre, Pignotti scriveva nella rubrica “Scherma” del quotidiano “Corriere dello Sport” uno dei più importanti giornali sportivi italiani.

Nel ‘45 e ‘46 fu al Circolo Nazionale della Spada Agesilao Greco e nel ’47 fu chiamato dal Coni ad assumere la direzione tecnica della Sala di scherma dello Stadio Nazionale. Dal novembre del 1947 fu chiamato anche ad assumere l’insegnamento al Circolo Schermistico “Carlo Pessina” in seguito all’andata in Uruguay del maestro Giorgio Pessina.

Profondo teorico e conoscitore completo della tecnica delle tre armi, Ugo Pignotti ha dato all’insegnamento la sua inesauribile passione, lasciando ovunque il marchio della sua inconfondibile arte nonché il rimpianto fra i suoi innumerevoli allievi dai quali dovette, per ragioni di forza maggiore, staccarsi.

Soprattutto a Napoli ebbe possibilità di estrinsecare la sua capacità d’insegnante, contribuendo al perfezionamento di forti schermitori fra i quali Ugo e Edoardo Purcaro (entrambi maestri, il primo dei quali vinse il campionato dilettanti di fioretto a Trieste e quello professionisti nel 1947 a Napoli; i tre fratelli Scopece, Di Lorenzo (campione universitario di sciabola, e fece parte della squadra nazionale che vinse il campionato del mondo a Parigi), De Martino (che vinse il titolo italiano di sciabola e fece parte della nazionale vincitrice del campionato mondiale a Lisbona nel 1947), Bono, Romanelli, Del Piano, Mastrolilli, Chianese, Guercia, Gambardella e tanti altri. Fra le schermitrici ebbe come allieva Anna Velasco che, poco tempo dopo la partenza di Pignotti da Napoli, vinse il Campionato italiano. Suo allievo fu anche Roberto Ferrari, fra i migliori sciabolatori italiani, che ha vinto numerose medaglie tra Olimpiadi e Campionato del Mondo.

Come Presidente dell’Associazione Italiana Maestri di Scherma e maestro dei maestri, il Maestro Pignotti ha esercitato una profonda influenza sullo sviluppo della scherma contemporanea italiana: era un esponente inflessibile della scuola classica. Questa sua convinzione è chiaramente evidente nei due splendidi trattati che ci ha lasciato, il Fioretto (1970) a La Sciabola (1972), che sono stati scritti in cooperazione con l’ex compagno di squadra e collega, Maestro Giorgio Pessina, come testi per maestri di scherma. I trattati di Pignotti e Pessina sono un importante contributo alla letteratura specializzata e continueranno indubbiamente ad essere usati come opere fondamentali relativamente al fioretto ed alla sciabola per molti anni a venire.

Al pari dei classici di Parise e di Greco, i manuali di Pignotti e Pessina offrono al lettore una descrizione semplice e concisa di tutte le azioni e delle loro contrarie che si incontrano nella scherma moderna. E contengono sottili ma importanti definizioni che non si ritrovano altrove, come per esempio la differenza tra controtempo e seconda intenzione.

Il rigore di Pignotti sull’uso di una precisa terminologia nell’arte schermistica era chiaro anche quando faceva parte della commissione esaminatrice durante gli esami presso l’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli. Rilevava e correggeva anche le minime imprecisioni verbali durante un esame: per esempio, se un candidato faceva eseguire al suo allievo una parata di seconda e risposta di cavazione alla linea alta, egli interrompeva la lezione per chiedere se la risposta fosse veramente di cavazione, dato che la lama dell’allievo non era impegnata dall’insegnante. Tuttavia, per quanto esigente il Maestro Pignotti possa essere stato durante gli esami, le sue osservazioni erano sempre temperate con parole gentili di incoraggiamento per il candidato.

Per quelli di noi che hanno personalmente conosciuto il Maestro Pignotti ed hanno potuto beneficiare del suo saggio consiglio e della sua amicizia, la sua morte è veramente un duro colpo. Noi partecipiamo alla grave perdita con la famiglia Pignotti ed estendiamo il nostro più profondo cordoglio alla moglie, Signora Bruna Bruno, alla figlia, Paola, ed al figlio, Paolo.

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UGO PIGNOTTI, L’ULTIMO CUSTODE

di Giancarlo Toràn, da FIS100, Nomos edizioni, 2011

 

Ricordo il maestro Ugo Pignotti con affetto e commozione. Era l’ultimo custode, ai miei occhi, della scherma classica, della tradizione italiana che si collegava strettamente a Roberto Raggetti, il suo maestro, e ai Nadi, padre e figli, che l’hanno conosciuto e apprezzato.

Ho qui, davanti agli occhi, l’articolo che dalle pagine del bollettino federale, aprile del 1952, ricorda i festeggiamenti per i suoi quarant’anni di attività sportiva. Io l’ho conosciuto solo molto dopo, nella prima metà degli anni Settanta, quando studiavo da maestro sui suoi testi — che ancor oggi sono i testi ufficiali di riferimento dei futuri maestri — e mi aggiornavo seguendo i suoi corsi e quelli di Giorgio Pessina a Roma, all’Acquacetosa, negli impianti oggi intitolati a Giulio Onesti. Allora non mi rendevo affatto conto di quanta gloria e quanti anni portasse con sé.

Quando sostenni gli esami da istruttore, nel 1974, e da maestro nel ’75, lui c’era, severo e attento come sempre. Pochi anni dopo, a Zocca, ai centri estivi della FIS, ero tra i maestri convocati per gli azzurrini. Davo lezione, non ricordo a chi, era una lezione di movimento, come si conviene a un maestro giovane. Non lo vidi arrivare. Terminata la lezione, mi apostrofò con durezza: “Se ti avessi visto far lezione così, a Napoli, non ti avrei dato l’esame!”. La sua lezione, infatti, era all’antica, col maestro che chiamava le azioni, a piè fermo o a misura di passo avanti e affondo, pretendendo un’esecuzione perfetta: che, in genere, era la terza, a prescindere. Ti prendeva il ferro con la mano sinistra, lo sistemava all’altezza giusta, e poi via con l’azione! Rimproveri certi sulla prima esecuzione, di nuovo sulla seconda, e poi indulgenza sulla terza, salvo casi davvero difficili. E non erano lezioni da pochi minuti. Era capace di tenerti lì un’ora, sino a farti piangere. Ma la dedizione e la passione erano tali che non potevi non amarlo, per quello che tentava di comunicarti.

Uno dei nostri scherzi preferiti, ai raduni dei maestri, era questo: individuata la vittima, andavamo da Pignotti a dirgli che il tal maestro desiderava una lezione, ma esitava a chiedergliela, perché un po’ timido. Mai che dicesse di no. Quando il malcapitato gli veniva a tiro, semplicemente gli diceva che lo aspettava in sala di scherma, alla tal ora; e lui, ovviamente, con la morte nel cuore, non si sognava neppure di rifiutare. Si limitava a macinare propositi vendicativi contro i colleghi che l’avevano incastrato e si apprestava a soffrire per la sua ora di lezione. Una signora lezione. Quindi, ringraziato il maestro, dolorante nelle gambe, era più contento che arrabbiato e andava a sorbirsi le battute dei colleghi con lo spirito giusto.

Caro maestro! Lo ricordo ancora, ormai quasi cieco, dar lezione con la consueta severità e gli abituali rimproveri: ma ti accorgevi ben presto che non vedeva più. Cercava il tuo ferro con la sinistra, per sistemarlo, e non lo trovava. Solo uno spirito indomabile e l’amore per la scherma lo reggevano. Lui era la scherma!

Pignotti incarnò la scherma dei suoi anni come nessun altro. Era un’istituzione. La sua scherma di fioretto, alla fine, è stata superata e sostituita da quella dei nuovi maestri, Di Rosa, Triccoli, Di Ciolo. Sui motivi tanto ci sarebbe da dire, ma non è questa la sede.

Tutto passa, tutto deve passare, ma non la memoria di chi tanto si è speso e tanto ha meritato. Credo che il modo migliore per ricordarlo sia attraverso le parole di un altro grande personaggio della scherma italiana, Nedo Nadi, che gli dedicò un articolo, che qui ripropongo.

 

Da “Con la Maschera e senza” di Nedo Nadi

XLIX  PIGNOTTI

Un buon ragazzo, semplice modesto e battagliero, senza boria, senza beghe e senza nemici. Di quale altro schermidore di valore si potrebbe dire tutto questo? Pignotti parla poco e ascolta assai. A guardarlo nella faccia onesta non noti il naso leggermente camuso, ma ti sorprende invece il limpido sguardo di due occhi dolcissimi.

Tutti se la intendono con lui nella vita, ma io me la intendo con Ugo anche sulla pedana.

Fra noi, per parlare di scherma e di schermidori, non occorrono molte parole. Se ammiro un artista, Pignotti alza e abbassa la testa e le spalle come una civetta sulla gruccia; se son severo con un vanitoso, Ugo torce appena la bocca col sorriso della Gioconda e, se siamo in pubblico, volta le spalle per squagliarsela senza mettersi le mani nei capelli. «Mah!». Il monosillabo vale un discorso, ma in sostanza vuol dire «Facciano quel che vogliono; io sto a vedere». E Pignotti, alla finestra, se la gode di tutte le beghe del nostro piccolo mondo.

Egli sa quel che vale e conosce il valore degli altri. Non vuole essere di più, ma neppure di meno dei compagni. Primo, secondo, terzo o quarto in un torneo, non si esalta e non si rammarica purché il risultato sia onesto. Di spada non tira, per non dar dispiaceri a Raggetti; ma di fioretto e di sciabola fa tanto onore al Maestro che se volessi far qui la critica al combattente potrei scrivere non una ma due colonne di elogi. Mi piace, anziché perdermi nella tecnica, rievocare Pignotti nella battaglia sotto gli occhi dei giudici. Un errore passa, un’ingiustizia no. Una volta, a un Campionato d’Italia che io avevo l’onore di presiedere, il mite fiorentino dagli occhi di colomba mi butta fioretto e maschera per terra e mi grida: «…’un tiro più». Che è successo? Lo rincorro, cerco di calmarlo, di convincerlo, ma avevo da fare con un uomo che non intendeva ragioni. «’un è per te, ‘un è per te, lo sai…» E io che davvero lo sapevo dovetti star zitto.

La malafede d’un giurato può soltanto giustificare lo scatto di Pignotti e poiché sono alla ricerca dell’aneddoto scelgo il più allegro. All’estero Pignotti tirava di sciabola in un torneo. A parte gli italiani che lo valevano, nessuno straniero poteva stargli a pari e ogni suo assalto doveva quindi considerarsi come una vittoria. Pignotti era in guardia di fronte ad un avversario. Aveva ricevuto un colpo sfortunato, un altro era andato a segno per caso, un terzo era dovuto alla poca benevolenza d’un giurato. Le cose insomma si mettevano male e un autorevole presidente internazionale sembrava più cieco che colpevole.

Avviene nell’assalto una fase schermistica un po’ imbrogliata che il presidente ricostruisce: `L’attacco?’. I giudici in coro: «Parée». La risposta: «Parée». La finale: «Touché». «Toccato a destra». Pignotti che era a destra, e che se non avesse avuto la responsabilità di quell’assalto si sarebbe divertito un mondo davanti a tanta ignoranza, si alza la maschera, guarda losco il presidente e gli urla, con l’accento di San Frediano: «Va’ via, va’ via, Menelicche!». E pianta tutti in asso tranquillo «Qu’est-ce qu’il a dit?». Traduci se puoi. Gli italiani si tengono la pancia, gli stranieri restano a bocca spalancata; Pignotti seduto su una seggiola di vimini brontola fra sé. «Icche ho detto? Menelicche? Bada lì». E tutto andò per il meglio.

Io v’ho dipinto un Pignotti con il quale tutti vanno d’accordo, eppure proprio a me doveva capitare un giorno di vedere la faccia imbronciata di Ugo. Fedele, come al solito, alla mia critica errata forse, ma disinteressata e obbiettiva, da Amsterdam telefonai qualche frase che a Pignotti dispiacque. Anche a me dispiacque di essergli dispiaciuto, ma non potevo né volevo rimediare. Ci scambiammo qualche parola accesa, e poi ognuno andò per la sua strada. Qualche tempo dopo, a un torneo non so più dove, un comune amico mi venne a cercare. — «C’è Pignotti che è triste saperti in collera con lui…» —. Io non lo lasciai finire: corsi da Ugo e l’abbracciai. Avrò potuto essere stato inconsciamente severo, avrò potuto aver torto o ragione, ma che contano le parole quando la coscienza è netta? Ora certo, son più sicuro di non essermi sbagliato.

Ho detto bene di Pignotti, schermidore e galantuomo. Chi non è d’accordo alzi la mano.

NEDO NADI

(Nella foto di gruppo qui sopra, gli atleti italiani imbarcati sulla nave “Conte Biancamano” in procinto di partire per le Olimpiadi di Los Angeles. Sono presenti, nella foto, tra gli altri, Nedo Nadi, subito sopra il Comandante, al centro, leggermente sulla sinistra; e Ugo Pignotti, in alto, sopra di lui. Nella foto precedente, Ugo Pignotti con Giancarlo Toràn)

(2) Comments

  1. Stefano bellomi says:

    Il Maestro Gaugler ha scritto un trattato di scherma che credo sia l’unica testimonianza della terminologia schermistica Italiana in lingua Inglese.

  2. Giancarlo Toràn says:

    Non credo che sia l’unica. Mi viene in mente il trattato di Aldo Nadi, “On Fencing”, tradotto poi in italiano. Lo stesso prof. Gaugler, che negli Usa creò una Scuola per maestri, presso l’Università di San Jose in California, ispirata alla scherma italiana, pubblicò un “Dizionario della terminologia schermistica”, con i termini usati in varie lingue.

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