La Frase Schermistica, Ospiti

UN ESAME MAGISTRALE AI TEMPI DELLA SERENISSIMA

Ho ricevuto la trascrizione di questo documento dall’amico Riccardo Rizzante – che ringrazio – insieme ad un suo commento. L’ho trovato molto interessante e perciò, col suo consenso, ve lo propongo.

Anche allora, evidentemente, alla parte pratica si accompagnava la teoria, e quindi qualche testo di riferimento, che sarebbe istruttivo identificare.

Ho chiesta a Isabella Panzera di disegnare una copertina per questo articolo, che mi pare particolarmente ben riuscita (l’immagine completa è replicata in fondo all’articolo). Ringrazio molto anche lei, e spero di poter continuare a contare sui suoi disegni, per il futuro.

 

UN ESAME MAGISTRALE AI TEMPI DELLA SERENISSIMA

Domande e risposte ad uno schermidore per certificarlo come Maestro

(a cura di Riccardo Rizzante)

Di seguito la trascrizione1 di un testo d’esame manoscritto parte della Collezione Cicogna2. Il documento, anonimo e senza data, è quasi ragionevolmente databile alla prima metà del XVII secolo: questo per l’utilizzo di alcuni vocaboli i quali non solo lo identificano come proprio dell’area veneziana (l’uso ad esempio del termine “ghagia”, ovvero “gabbia” in veneziano; oppure “choio”, ovvero “collo”; il verbo “porre” intendendo “potere”; o ancora il pronome “sui” intendendo “suoi”.) ma lo collocano cronologicamente (sempre per il termine di cui sopra: le spade “a gabbia” sono diffuse fino a circa metà ‘600), per non parlare di una terminologia propria della nuova pedagogia schermistica che comincia a prendere piede proprio col passaggio dal XVI al XVII secolo.

Prima

Capitoli Regole Cognizioni ai Maestri di Scherma et il modo di esaminare li sui

  1. Quante siano le guardie principali.

  2. Quali siano la loro pianta, e modo di volger la mano.

  3. Diverse altre guardie bastardate cavate dalle principali.

  4. Cosa sia mesura e termin di ferire.

  5. In che modo si esercita per guadagnarla.

  6. Quale sia il modo di romperla.

  7. Cosa sia cognizione della linea et a che serve.

  8. Cosa sia peso perfetto et imperfetto.

  9. Cosa sia contro circolar per abbattersi.

  10. Cosa sia tempo e contratempo.

  11. Quale sia il mezzo corpo superiore et inferiore.

  12. Quali siano li gradi delle lettioni3 e contro lettioni.

  13. Quanto sia il numero delle stoccate che ferisse di pie’ fermo.

  14. Quali siano li suoi nomi e chiamate.

  15. Quante passate4 s’attrova nella spada sola.

  16. Quali siano li suoi nomi.

  17. Quanti tagli si costumano.

  18. Quali siano li suoi nomi.

  19. Quante sia il numero e nomi delle prese più necessarie.

  20. Quante siano le passate.

  21. Quali siano li suoi nomi et sue opera[zio]ni.

  22. Cosa sia et a che serva, l’operazione di guadagnare e finte.

  23. Quale sia il modo del guadagno della spada [e del] terreno stransversale.

  24. Cosa sia comparti[zio]ne figurata di terreno.

  25. Cosa serve una spada curta contro una longa: il modo di difendersi e ferire.

  26. Quale sia il debile et forte della spada et a che serve.

  27. Cosa si intendano tocchi, levate et attacchi di spada.

  28. Inteligenza [d]e[lle] imbroccate, scorse, ligazioni in più modi e forme di ferire.

  29. Quale sia il modo per difendersi da tagli.

  30. Regola delle quarte reali e false.

  31. Che cosa sia tempo rotto.

  32. Cosa siano scansi semplici e meze quarte figurate.

  33. Cosa sia cavata e contro cavata.

Fine

Dichiarazione

Prime Guardie reali

  1. La prima guardia di polso rovesio in su.

  2. La seconda in modo proprio di ferire di seconda, la terza con la spada in taglio, la quarta è operando in pianta operando con la spada in quadro.

  3. Guardie bastardate s’intendono chi opera sotto all’armi, chi curto con polso roversio con punta a terra! Altri differentemente con la punta in alto, altri scoperti armando di quarta [ab]bassata et altre in varie forme e diversi modi et s’intende.

  4. La misura deve conoscersi quando si congiungano tutti due li deboli delle spade.

  5. Per guadagnar la misura si ricerca d’avanzar il piede di dietro ritrovandosi però largo, et se in passo stretto, over discosto assai dal nemico, si deve avanzare con un gudagno effettivo.

  6. Il modo e maniera di romper la mesura [è] il tirare a sè il piede davanti facendo pianta curta con il corpo pesato all’indietro et poi dopo formare la guardia reale col piede sinistro.

  7. Le Linee sono necessarie perché con quelle si opera e ferisce, ma non però tutte, solo la retta e tra[s]versale, che da quella poi si cava la curva et obliqua et il tutto per ciò.

  8. Il peso perfetto s’intende che facendo qualsivoglia guardia sia [il] corpo contrapesato proporzionatamente, et l’imperfetto s’intende quando che la vita si posasse più davanti o indietro in maniera che la pianta di sotto non avesse il suo carico o peso compartito.

  9. Il controcircolare si intende a quanto sia in presenza la spada che si trova in mano però con misura perfetta.

  10. Il tempo s’intende quando si fa cavazione senza lasciarsi attaccare la spada dal nemico, et anco ad ogni mossa di quello in loco scoperto dove si porrà ferire; il contratempo poi si é per contra lettione della cavazione di tempo con doppia cavata portando in forma e modo d’incontro.

  11. Il mezzo corpo superiore s’intende la parte della spalla destra dove di giustezza si deve sempre ferire a quello, et altro mezzo inferiore della parte della spalla sinistra della mano disarmata.

  12. Li gradi delle lettioni, e contro lettioni, sono n° 4. Che s’intende da una lettione se ne possi beniss[im]o cavare quattro: che dalla prima che si da reale et altre che si ricompensano per contrarie et di tante se ne trovano nella spada; et ogni lettione deve havere il suo nome ad effetto della operazione se ne possi cavare cognizione in pratica.

  13. Il numero delle stoccate che feriscono di pie’ fermo sono in tutte n° 21.

  14. Prima stoccata reale, stoccata di seconda, stoccata di terza bassa, stoccata di cavazione, stoccata di tempo, stoccata di contratempo, stoccata di trinzata sotto alle armi, stoccata di ligazione, stoccata d’incontro, stoccata del fianco, stoccata in forma di taglio, stoccata di contra chiamata stoccata che ferisce di quarta benchè sia chiamata prima, stoccata incatenata, stoccata piantata, stoccata di raddoppiata, stoccata in forma di scanso, stoccata falsa di taglio finto, stoccata di risposta.

  15. Le parate che si ritrovano e si costumano nella spada sola sono in tutto n° 10.

  16. Li suoi nomi sono questi: prima parata di ghagia5 e forte, parata di lama, parata di taglio, parata di molinada, parata di cavazione, parata con la vita, in forma di scanso parata di ligata, parata per cognizione di misura, parata del braccio destro per contro lettione del fianco, parata d’imbrocada.

  17. Li tagli che si costumano sono n° 12.

  18. Li suoi nomi sono questi: p[rim]o taglio dritto alla testa, taglio roversio alla testa, taglio alla gamba, taglio alla faccia, taglio a mezza vita, taglio sopra la spada del nemico di levata di lama, taglio di parata.

  19. Le prese sono n° 9.

Li nomi sono questi: p[rim]a presa comune sotto il braccio sinistro, presa sopra la spalla, presa levando l’arma al Nemico, presa di fuori parando, presa sopra la vita, presa di levata di spada, presa torna alli choio6, presa d’incatenata.

  1. Le passate sono n° 12.

  2. Li nomi delle suddette sono questi: P[rim]a passata di sotto, passata di sopra, passata di dentro per mezzo alle armi, passata sopra al[le] armi passata di levata, passata con finta, passata di guadagno, passata con taglio finto, passata di tutta legazione, passata d’attacco sotto il debile, passata con taglio sopra alla spada del nemico e passata di tempo.

  3. L’operazione delli guadagni e finte serve solo per romper e coprir il nemico et per poter con regola ferirlo.

  4. Il guadagno del terreno per rotta è necessario quando non vi sia misura, che ferendolo si puole operare d’attacco con suo avantagio et il tra[s]versale è quando si leva di presenza facendo attacco serrato con guadagno di terreno e spada in un med[esi]o tempo, levandosi dalla retta.

  5. La composizione figurata del terreno s’intende aver la cognizione delli abatimenti si come anco delle linee necesarie et, particolarmente, intendersi delli Angoli quadri bislunghi o casi prospicenti circoli figurati catene o piantate.

  6. Il modo e la forma che un uomo deve difendersi da una spada lunga contraria avendone lui una curta: deve attendere il Nemico et aspettare che lui porti una stoccata e poi nel tempo istesso parare et guadagnare il terreno in misura serrata che verrà a difendersi et a offendere.

  7. Il debile della spada s’intende la Metà della punta et il forte l’altra Metà dalla parte della ghagia, chè si difende et si para.

  8. Li tocchi e levate et attacchi: parte di questi se ne fanno a fine di scoprire et anco se ne servono per chiamate, ciouè per vedere et conoscere li effetti e mosse di quel Nemico.

  9. L’imbrocate devono essere fatte con portare total[ment]e a de[s]tra il mezzo corpo superiore et anco il piede davanti, ma però pesato in forma di scanso. La scorsa poi è ligata d’opera differente, ciouè con guadagno

di misura e tereno tutto in un tempo.

  1. Per difendersi da ta[g]li si deve sempre incontrare il taglio del Nemico nella mede[si]ma conformità e maniera che sarà portato da lui proprio.

  2. Le quarte reali si operano di tutto giu del corpo, voltando la mano dietro al filo della spada ma di tutto polso; le false poi il moto del corpo deve fare il mede[si]mo effetto ma differentem[ente]. La mano dandoli titolo di falsa perche non si opera dietro al filo né meno al principio del debile.

  3. Il tempo rotto s’intende ogni operazione sotto alli Armi essendo in qualche pericolo, dovendosi aspettare che il nemico risolva

  4. ll scanso semplice si fa per bisogno et in mancanza che non si fosse al tempo della parata con la spada. Le meze quarte poi s’intendono quando che il piede sinistro, comperata la rima7, ei si leva di presenza faccendola tra[s]versale.

  5. La cavata s’intende quando che si ritrova dall’ altra parte et che vi fosse più utile a ferire da quella et la contro cavata serve in doppia cavazione per contraria.

Fine

Come si sarà potuto facilmente notare, tale breve ma eloquente documento dimostra come una certa uniformità didattica si fosse sparsa sul territorio italiano, per terminologia e logica divisione della materia. Erano evidentemente considerate quali conoscenze comunemente accettate il numero di posizioni della mano, il concetto di gradi del ferro, una posizione di guardia neutra da cui passare con la medesima facilità ad una azione di attacco o di difesa, l’idea di invito ed il gioco di legamento, il quale poteva portare a cavazioni e controcavazioni. Agli studenti venivano insegnati anche l’affondo (botta longa), attacchi semplici e composti, le parate e le risposte, fino alle finte ed ai contrattacchi8. Si cominciava ad insistere su un passeggio più lineare, soprattutto nello svolgimento delle azioni e l’idea di legare le lame assume una certa centralità; le azioni di punta diventano preminenti anche grazie all’introduzione della più volte citata botta lunga. Non ultimo, il gioco di spada sola diventava via via la materia trattata dominante, riducendosi sempre più lo spazio dedicato alle armi secondarie quali il pugnale, il boccoliere, la rotella, la cappa, ecc., relegate sostanzialmente ad essere integrazioni delle teorie principali.

1 La trascrizione è stata eseguita secondo criteri di praticità, sciogliendo le parole tronche, razionalizzando la punteggiatura ed, eventualmente, aggiungendo congiunzioni ove necessario; tali aggiunte sono identificabili dall’uso delle parentesi quadre. Altresì, l’ortografia è stata leggermente adattata per il lettore moderno, usando la lettera “Z” al posto della lettera “T” ove necessario.

2 Musei Civici Veneziani, Collezione Cicogna, MS. 828.

3 Il termine “lettioni” è utilizzato dall’autore nel significato di azioni (schermistiche).

4 L’autore commette un errore, utilizzando il termine “passate” al posto di “parate”, come è evidente dalla risposta relativa a questo stesso quesito numero quindici.

5 Termine veneziano, si legga “gabbia”.

6 Termine veneziano, si legga: “attorno al collo”.

7 Si legga: “trovato il tempo”.

8 W. M. Gaugler, Dizionario della terminologia schermistica, AIMS, Padova, 2001.

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