Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Enrico Lancia Di Brolo, il maestro di Giuseppe Mangiarotti

Enrico Lancia Di Brolo è noto oggi in Italia principalmente per essere stato il maestro di Giuseppe Mangiarotti, che sempre, con deferenza e affetto, gli riconobbe questo ruolo iniziale per la sua carriera schermistica. Ben più lunga e ricca è stata la sua storia, che oggi pare del tutto dimenticata. Mentre è in preparazione un libro che lo riguarda, provo oggi a colmare questa lacuna: e spero che altri dati sulla sua vita emergano, prima o poi.

Non abbiamo molte notizie sui primi anni della sua vita, né sulla data di nascita. Cornelio Altomare, in un necrologio apparso sul bollettino federale (n.1, 15 gennaio 1948), scrive che fu iniziato alla scherma dal padre a Napoli nel 1891, e fu poi allievo di Vincenzo La Marca e infine di Giacomo Massei, fondatore della Grande Accademia con Annibale Parise e Carlo Cinque: quel Massei che fu definito dal Blasco Florio come il miglior schermidore del suo tempo “che sopra gli altri come aquila vola”.

In un articolo senza data di Benigno Varela su un giornale argentino, inviatomi dall’amico Jose Maria Casanova, è scritto: “Cuando lo sortearon en su patria para servir al rey, su padre, el baron Lancia, que abiase arruinado siendo agente de Bolsa, pegose un tiro por no poder redimirle. Obtuvo el titulo de profesor de esgrima en Napoles…” (“Quando fu sorteggiato in patria per servire il re, suo padre, il barone Lancia, fallito come agente di cambio, si sparò per non essere riuscito a riscattarlo. Conseguì il titolo di insegnante di scherma a Napoli…”), titolo conseguito presso l’Accademia di scherma di Napoli il 26 novembre del 1895, che segnò l’inizio della sua carriera da Maestro.

Sempre da Altomare sappiamo che si allenò anche a Palermo, nella sala del barone Nino Malvica, e nel 1897, già maestro, vinse ad Ancona il suo primo torneo di fioretto. Prese lezioni dal 1899 da Agesilao Greco, che lo portò con sé nel mese di maggio del 1901 in Argentina come allievo e allenatore (da “Lotte e vittorie d’armi di Agesilao Greco” di Antonino Tarsia in Curia), e si fece conoscere in esibizioni e tornei vincendo anche il torneo internazionale organizzato dal Club Ginnastica e Scherma, e nel 1903 quello organizzato dal Club Progresso. Dal 1901 in poi, in Europa e nell’America del Sud, si batté contro maestri e campioni italiani e stranieri: Aertz, Colombetti, Desmet, Kirchhoffer, Nedo Nadi, Neralich, Pessina, Rabaud, San Malato, Sartori e molti altri.

Da un’altra fonte, la Stampa Sportiva di Torino, sappiamo che nel 1903 fu anche leggermente ferito in duello, a Buenos Aires, dal maestro Sartori, e si esibì in accademie con Aurelio Greco.

Nel 1906 (Stampa Sportiva del 18 marzo) lo ritroviamo in Italia: apre a Milano, in Corso Porta Romana 44, “una sala di scherma per l’insegnamento delle armi di combattimento”. Probabilmente è lì che iniziò a educare alla scherma Giuseppe Mangiarotti, dopo la scommessa vinta con Roderico Rizzotti, noto giornalista, scrittore e abile schermidore: Lancia Di Brolo e il maestro Poli furono i giurati della sfida a 30 botte, con 25 stoccate di vantaggio per Mangiarotti. In palio, un pranzo per cinque persone. La sfida si svolse, scrive Mangiarotti, nella Sala Duelli che era allora in Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano.

In seguito, Lancia Di Brolo si spostò più di una volta: come ricorda Mangiarotti, “una delle sue più lunghe permanenze fu in via Terraggio, ospiti nei locali del cosiddetto ‘Paviment de Giaz’, Club Atletico Milanese. Ebbe la Sala d’armi anche nel Palazzo per gli Interessi Industriali e Commerciali, sito in Piazza San Sepolcro, proprio di fronte alla chiesa omonima ed alla Biblioteca Ambrosiana”.

La reputazione schermistica di Lancia Di Brolo era già ampiamente consolidata, tanto che il suo nome e il suo parere fu più volte utilizzato (su La Stampa di Torino) a scopi pubblicitari: un prodotto dell’epoca, il “TOT”, utilizzò i nomi e i pareri di vari sportivi importanti. Fra questi, campioni di maratona, di nuoto e di scherma, fra cui anche “Un principe della spada”, Vittorio Sartori, e lo stesso Lancia Di Brolo, presentato come “Un campione poderoso”, che afferma testualmente: “Ho usato diversi medicamenti senza risultato alcuno. L’unico che mi guarì fu il “tot”. Secondo Sartori, il medicamento era efficace contro i disturbi gastrici.

Il primo di agosto del 1909, dalle colonne della Stampa Sportiva, ormai sicuro della maturità schermistica del suo migliore allievo, lancia la sfida: “Io Lancia Di Brolo sfido tutti i maestri italiani ad un match di fioretto, ed il mio allievo Giuseppe Mangiarotti sfida tutti i maestri e dilettanti con la spada da terreno e la punta d’arresto. Siamo disposti a recarci nelle località che i signori schermidori designeranno per l’attuazione di detti assalti. Questo, signor Direttore, per animare la scherma che langue in Italia.”

Pochi giorni dopo, andò personalmente a portare la sfida a Livorno, in casa dell’astro nascente, Nedo Nadi, allora sedicenne, che tre anni dopo avrebbe vinto a Stoccolma la sua prima Olimpiade: e lo batté clamorosamente. Il resoconto del succoso episodio lo trovate su questo stesso sito, qui:

https://www.carmimari.com/blog/fraseschermistica/mangiarotti-lancia-di-brolo-pini-e-nadi-quattro-grandi-della-scherma-in-un-episodio-inedito/2019/06/02

“Simpatico e spassoso riusciva col divertire tutti e rendersi molto interessante. Come tutti i suoi conterranei, vantava un titolo nobiliare, quello di Barone; era imparentato col Cardinale Rampolla, Segretario di Stato in Vaticano sotto il Papato di Leone XIII ed a lui si rivolgeva spesso per congrui aiuti finanziari”. Così ce lo descrive nelle sue memorie Giuseppe Mangiarotti, che fu suo amico oltre che allievo ed ammiratore.

Dopo circa un anno Lancia Di Brolo si trasferì definitivamente in Argentina, per motivi che ancora non conosciamo: certo è che la sua attività nei mesi precedenti si era intensificata notevolmente, forse anche per migliorare la sua situazione finanziaria prima del trasferimento.

Il 2 gennaio 1910 la Stampa Sportiva dedicò la copertina di un importante evento schermistico a Torino, con Lancia Di Brolo e Mangiarotti. “Una grande festa d’armi nella sala Vincenzo Troia. Promossa da un gruppo di notissime personalità schermistiche torinesi avrà luogo mercoledì alla sala Vincenzo Troia una grande festa d’armi. Vi parteciperanno: il M° Lancia Di Brolo che giunge fra noi reduce da una gran tournée in Germania e dove ottenne grandi successi. Fu in America, in Francia. È schermitore fortissimo e ora fra i primi in Italia. Egli tirerà col M° Colombetti, col M° Camillo Rodolfi del Reg.to di Cavalleria in Torino ed infine col forte dilettante mancino Filippo Furst. Da Milano verranno i tiratori Olivier e Rotondi; da Vercelli il M° Visconti; da Savigliano il M° Bonioli, e di Torino avremo in gara il forte maestro Gandini, Il M° Innorta e numerosi dilettanti; fra i quali Bertinetti e forse anche il Capitano Pirzio Biroli ora istruttore alla scuola di Pinerolo. Infine sulla pedana scenderà il Sig. Giuseppe Mangiarotti, allievo del festeggiato, M° Lancia Di Brolo. La smarra sarà tenuta alternativamente dai Maestri Carlo Guasti ed Egidio Candiani. Alla festa d’armi che avrà scopo di beneficenza hanno assicurato il loro intervento tutti i cultori della scherma. Una simile festa d’armi da tanti anni non si organizzava in Torino e non potrà quindi mancare di successo.”

La partenza definitiva per l’Argentina avvenne qualche mese più tardi, e segnò l’inizio dell’apprendistato di Mangiarotti presso il cugino Colombetti per il titolo di Maestro: necessario sia per la sua attività di insegnante nella prima “Sala Mangiarotti” di via Chiossetto (dal 1909 al 1912 circa), sia per insegnare a Budapest presso la Sala Santelli (dal 1912 al 1914). Ma questa è un’altra storia, che spero di raccontarvi prossimamente.

Prima di ripartire, Lancia Di Brolo si esibì con successo in varie località, in Italia e all’estero. Ne troviamo traccia in articoli su “La Stampa” di Torino, del 15 gennaio 2010: “Un ‘match’ Lancia Di Brolo, Greco e Kirchhoffer. È a Napoli da alcuni giorni, di ritorno dai brillanti assalti di Torino, Milano e Bologna, il maestro Lancia Di Brolo. Egli ha tirato per venti giorni in tutte le sale di scherma coi migliori e più forti maestri e duellanti di fioretto e di sciabola. Fra qualche giorno si recherà a Palermo, dove è molto atteso. Da Palermo ritornerà a Roma, dove sosterrà un match con Aurelio Greco, e più tardi con Kirchhoffer”. E il 20 aprile, in un trafiletto, “Oggi il maestro Lancia Di Brolo dette allo Skating Club una riuscitissima accademia schermistica, misurandosi vittoriosamente con le migliori lame fiorentine, col maestro Gereschi, livornese, col dott. Castorina di Palermo e col maestro Piacenti. Alla bellissima festa d’armi assisteva un pubblico elegantissimo e tutta la nostra aristocrazia”.

In Argentina, il “Barón Errico Lancia Di Brolo” pubblicò nel 1922 il suo trattato, “La Espada”. Altomare, nell’articolo sopra citato, afferma che scrisse anche, in seguito, un “Codice d’Onore per il mondo cavalleresco” mai pubblicato, di cui andò in stampa, in Argentina, solo la prefazione dell’avv. Sammarco, di Milano, nel 1927.

Da ricerche sul Web risulta che nel 1945 fu pubblicato un altro suo libro, intitolato “La Psico-cinesia de la esgrima”, editore Depalma, Buenos Aires.

La sua scherma, da quel che si apprende, fu sempre strettamente finalizzata al duello, e quindi più simile, nella concezione, a quella di Athos di San Malato, come si può intuire anche dalla forma dell’impugnatura che fece brevettare.

Trasferitosi definitivamente in Argentina, Lancia Di Brolo continuò ad avere rapporti di stima e affetto col suo antico allievo, che ormai aveva preso una strada schermistica molto personale, totalmente indirizzata allo sport, e confortata da straordinari successi. La dedica sul suo trattato (“A Giuseppe Mangiarotti questo ricordo della mia vita cavalleresca”) e sulle foto inviategli negli anni (“Al mio più forte allievo…” nel 1928) ne sono chiara testimonianza. Da alcune sue lettere all’antico allievo emerge il suo tentativo di raccomandarlo per un posto di rilievo a Buenos Aires: tentativo non andato a buon fine, per buona sorte della scherma italiana.

Si spense a Buenos Aires il 16 luglio del 1946, lasciando un grato ricordo nei suoi allievi e anche in chi ne aveva solo sentito parlare con rispetto e ammirazione.

Nel suo articolo Cornelio Altomare così lo ricorda: “Lancia di Brolo morì povero. Così doveva finire. Egli era nato ricco. Aveva lo spirito gentile ed un cuore d’oro. Doveva vivere d’arte; non poteva badare alle spese. Onorò la Patria e ne tenne alto il nome; suo scopo fu sempre quello d’inneggiare alla scherma italiana. Finì quando non poteva più vivere né ammaestrare: quando non poteva più nulla, forse desiderando la morte. Noi ci commoviamo per la sua fine, ed oggi che, forse, Egli si trova col corpo in una comune fossa del cimitero di Buenos Ayres, la sua maschia figura ci appare più alta, più solenne, più gloriosa. E su quella fossa pieghiamo le ginocchia e chiniamo la fronte”.

Articolo di Giancarlo Toràn
direttore del Museo dell’Agorà della scherma
della Pro Patria di Busto Arsizio

P.S.: ringrazio Carola Mangiarotti, custode delle memorie di famiglia, e presidente della Sala Mangiarotti in Milano, per avermi consentito l’utilizzo di buona parte del materiale utilizzato per questo articolo. Foto e articoli citati provengono dall’archivio Mangiarotti e da quello del Museo dell’Agorà.

 

(3) Comments

  1. giovanni colombo says:

    Bravissimo M.o Toran! Molto interessante. Grazie e complimenti. Nanni Colombo

  2. Sebastian Seager says:

    Eccellente come sempre, Maestro. FYI ci sono anche alcuni articoli della Gazzetta dello Sport con più dettagli, come il 17 febbraio 1905 ed 2 april 1900, se vuole.

  3. Gianfranco Magnini says:

    Vedo che prosegui molto bene. Sarò quasi ansioso oltre che lieto di leggere

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