Articoli di Giancarlo Toràn, La Frase Schermistica

Il Maestro di scherma

Otto anni dopo la pubblicazione di un articolo che avevo ritrovato, Facebook me lo ha riproposto. L’ho riletto, e trovato purtroppo ancora attuale: dopo quasi cento anni! Apparve su “La Scherma Italiana”, un giornale che Carlo Tiraterra, il giornalista che lo dirigeva, aveva definito “Il giornale degli schermidori”. Durò qualche anno, e poi si esaurì, per carenza di abbonamenti o di sostegni dalla Federazione: una sorte comune a tanti tentativi, antichi e recenti, di riviste dedicate al nostro sport. Tuttavia dobbiamo riconoscere a questi coraggiosi e antieconomici tentativi il merito di averci trasmesso dati e notizie che altrimenti avremmo definitivamente perso. Anni dopo, a partire dal 1938, riprese la pubblicazione del bollettino federale: inizialmente come ciclostilato, poi, dal 1940, come giornale vero e proprio. La guerra causò una nuova interruzione, fino al riapparire della rivista federale nel 1947, presidente Carlo Anselmi. Da allora la rivista ha cambiato veste più volte, e talvolta è stata in qualche modo affiancata da riviste sorte per iniziative private, più o meno effimere, da cui ancor oggi attingiamo preziose notizie.

Infine, ormai da oltre dieci anni, il bollettino è defunto del tutto, sostituito dalle notizie che appaiono sul sito federale, e che non sempre sono facili da recuperare. Temo che questa interruzione lascerà un vuoto difficile da colmare, in futuro.

Natale Cottone era un maestro insegnante al R. Collegio Militare (la Nunziatella?), uscito dalla Scuola Magistrale Militare di Masaniello Parise nel mese di luglio 1890 come maestro militare ed in seguito promosso, per concorso, maestro civile. Di  Cottone, purtroppo, non ho trovato fotografie. Ne ho invece trovata una di Luigi Caprioli, il maestro citato da Cottone nel suo articolo, che si era diplomato un anno prima, e qualche anno dopo, il 3 novembre 1894, aveva superato l’esame presso l’Accademia Nazionale di scherma di Napoli.

 

 

Il Maestro di scherma

Siamo in periodo di faticoso travaglio e di giovanile rinnovamento in Italia, ed è, a parer mio, un dovere il segnalare al Governo, per mezzo del giovanissimo organo degli schermitori italiani, tutte le manchevolezze, i difetti, i disagi e gli anacronismi che deliziano la classe dei «Maestri di Scherma». Quale significato e quale importanza abbia questo titolo portato da un uomo nella vita sociale, in cui tutto lo scibile umano nelle arti, nelle scienze e nei mestieri fissa la sua speciale posizione, io ancora non saprei definirlo; date le presenti condizioni morali, tecniche e di cultura in cui è tenuto il maestro di scherma in generale! Purtroppo, in molti ambienti colti ed aristocratici, il titolo dì maestro di scherma non riveste alcuna importanza e desta nell’animo delle persone che debbono conoscervi per la prima volta una certa impercettibile diffidenza che difficilmente sfugge all’occhio esperto ed indagatore del maestro che ha la possibilità di essere ammesso in codesti ambienti. Ed io ricordo che più di una volta ho potuto cogliere sul volto di coloro a cui ero presentato questi segni di sorpresa e di dubbio, a mo’ di interrogativo, che poi sparivano man mano che la conversazione si accalorava ed io avevo il destro per dimostrare quale grande e faticoso tirocinio doveva superare un giovane prima di raggiungere e di potere conseguire il grado ed il titolo autentico di Maestro di Scherma! Mi sono domandato la ragione di questa diffidenza, e l’ho travata nella grande baraonda che esiste in Italia pel titolo di Maestro di Scherma e nella supina ed incosciente facilità con cui questo titolo viene date a persone chi non meritano di portarlo!

Ormai in Italia, purché un tizio sappia tirare d’assalto, sia pure con qualche successo e vada cianciando a diritta ed a manca di certe sue teorie (più o meno digeribili in arte) eccolo maestro di scherma. Non importa che costui non abbia alcuna base tecnica, né teorica; che non abbia affatto alcuna preparazione pedagogica e didattica per l’insegnamento: non importa neppure che costui parlando, scrivendo o insegnando… le faccia e le dica così grosse da fare arrossire un sasso e conseguentemente faccia perdere la stima e la fiducia in coloro che l’ascoltano; e non importa ancora che questi nel suo quotidiano insegnamento non rappresenti alcuna Scuola, dalla quale si deve pur attingere il sapere e formare carattere e il temperamento d’insegnante, tutto ciò, ripeto, non ha alcun peso, non ha valore: basta che cotesto tiratore (e dico tiratore e non schermidore, perché tra l’uno e l’altro vi è differenza) abbia ottenuto, in un modo qualsiasi, non importa come, un qualche diploma e scriva sulla sua carta di visita tanto di: Maestro di Scherma, ed egli è a posto, tutto il mondo lo riconosce per tale, e come tale dì conseguenza lo stima, lo valuta e lo considera alla stregua dei fatti per quel che dimostra di essere in arte e per quel che compie nella società! E purtroppo, cotesti sedicenti maestri da strapazzo, delle… gaffe e delle stramberie nella vita sociale ne commettono a iosa e sono tali e tante, e così strane da generare nell’opinione pubblica quella tale diffidenza, di cui i ho accennato prima! E, difatti, c’è chi si dà alle più strane speculazioni barattando sfacciatamente il proprio titolo e l’arte ch’egli crede di rappresentare; c’è chi invece di lavorare con vera coscienza, facendo del proprio insegnamento un vero apostolato, trascura i propri allievi rivelandosi inetto e venale generando in tal modo negli allievi stessi una vera e scandalosa delusione sulla capacita tecnica e didattica del sedicente maestro, capacità tanto strombazzata da compiacenti giornali: ma quel ch’è peggio, facendo perdere l’amore e la passione per l’arte ai nuovi allievi! E di questi tali maestri, per nostra disgrazia, ne abbiamo avuti anche all’estero, ove hanno lasciato ricordi, ahimè, poco lusinghieri sia sul carattere quanto sulla loro capacità tecnica!

E per amore di brevità, non parlo di brighe ed intrighi per vertenze e duelli, generati in gran parte da gelosie professionali e da invidie. Tutto ciò è deplorevolissimo!

Ma vivaddio non dev’essere più così in Italia, se vogliamo che la nobile arte della scherma non perisca, ed il maestro abbia il prestigio e l’autorità cui ha diritto!

L’insegnante di scherma deve essere una personalità tecnica che abbia la necessaria competenza anche in tutti i rami che hanno stretta attinenza con l’arte stessa, se davvero vogliamo che la scherma in Italia possa elevarsi sempre più e conservare intatte le gloriose tradizioni di superiorità sulle altre nazioni.

Il maestro di scherma italiano, deve essere dotato di una coltura generale che gli permetta di saper comprendere la complessa e poderosa storia dell’arte cavalleresca, che dà allo studioso, ed in ispecie al professionista, quella speciale competenza che ne accresce il prestigio. È quindi doveroso da parte dell’insegnante di scherma istruirsi e completare la propria coltura: ma è altresì più doveroso da parte del Governo di dare una sufficiente istruzione ai giovani allievi della Scuola di Magistero, a ciò escano da essa insegnanti colti e seri, e consci della gravità e dell’importanza della missione ad essi affidata.

Non basta, ripeto, saper tirare bene d’assalto per dirsi, o credersi, o farsi proclamare maestro di questa arte: il tiratore non ha niente a che fare con l’insegnante; ed anzi posso dire, per la mia esperienza artistica di ben trentadue anni d’insegnamento, che ho potuto constatare il fenomeno (togliendo s’intende le rare eccezioni) che il grande tiratore è un cattivo maestro. E ciò non per mancanza di tecnica, la quale diventa un meccanismo tutto personale, imperniato in quell’automatismo istintivo, che caratterizza il forte tiratore, ma per mancanza assoluta di pazienza nell’impiantare – ex novo – un allievo portandolo gradatamente, dai preliminari, attraverso alla cronologica applicazione pratica delle complesse e svariatissime azioni schermistiche, a quella comprensione artistica sì da crearne un tecnico ed uno schermitore; cioè un tiratore cosciente dell’arte che applica!

L’arte della Scherma, che con l’istituto del duello, ha strettissima attinenza con la storia artistica e politica, ha altresì relazioni intime con la meccanica, con la matematica e geometria, con l’anatomia, con la psicologia, con la fisiologia, con la logica e perfino con l’arte militare. Ed in ciò mi auguro che il mio amico e collega, insegnante anch’egli nel R. Collegio Militare di Napoli, Luigi Caprioli, ci dia un saggio di quest’importantissimo ramo della stretta attinenza, anzi della connessione intima che la Scherma ha, come combattimento, con la tattica e l’arte Militare: il Maestro Caprioli è un vero specialista del genere e son sicuro, che se egli si decidesse a pubblicare le sue idee nella stampa, porterebbe un nuovo concetto evolutivo e pratico, e vorrei dire anche più consono, nell’insegnamento della scherma ai Signori Ufficiali. Senza dubbio, per questa importante ragione, alla Scuola di Guerra di Torino tale insegnamento che era facoltativo per gli ufficiali del corso, fu fatto obbligatorio! L’esempio dunque ci viene dall’alto!

Quest’arte, conosciuta così poco e da pochi, poiché non tutti coloro che fanno scherma ne conoscono le finezze ed i pregi, ha un campo vastissimo nel quale il maestro deve e può spaziare, applicando con vera competenza pedagogica e didattica, tutto il suo nobile apostolato a pro dell’arte e di coloro che la studiano.

Ed oggi che ho appreso con viva soddisfazione del mio spirito la promozione del maestro militare al grado di Uffiziale, per la quale promozione son ben lieto di aver sempre combattuto con articoli sui giornali, e nel 1899 dedicando, a questo scopo precipuo, perfino un opuscolo a S. E. il Senatore Teofilo Rossi; e l’anno scorso portando la mia modesta voce nel Congresso di Firenze; oggi ripeto, maggiormente s’impone la severità e la disciplina da parte del Governo onde epurare l’ambiente, sia nel campo civile come in quello  militare, poiché colui che porta il titolo di maestro di scherma ne sia ufficialmente riconosciuto degno!

Nell’anno 1901, se non vado errato, il compianto Direttore Tecnico della Scuola Magistrale chiamò tutti quei sedicenti Maestri dì scherma che insegnavano abusivamente, negli istituti pareggiati, e ricordo che su circa una trentina, soltanto 12 se ne presentarono; l’esame tecnico dimostrativo fu così rigoroso che appena sei furono, abilitati all’insegnamento! Sarebbe opportuno si ritentasse la prova per tutti indistintamente, almeno si metterebbe un freno a questo ghiribizzo di diventare maestri di scherma così a buon mercato… e senza meritare di esserlo! Chiudo augurandomi che col riaprirsi della Scuola Magistrale questi miei modesti concetti, suggeritimi dalla lunga esperienza e dall’amore grandissimo che sento per la nostra arte nobilissima, siano messi in esecuzione pel bene supremo de l’arte e per il prestigio e il decoro del maestro di scherma italiano.

NATALE COTTONE.

Insegnante nel R. Collegio Militare

 

(1) Comment

  1. Roberto Piraino says:

    Caro G.Carlo condivido pienamente le tue considerazioni sulla ns tanto vituperata categoria con colleghi di nome più che di fatto abilitati ad insegnare. Guarda però che io mi sono diplomato nel 1975 e tu forse poco dopo ma non sicuramente 32 anni fa ! Spero di vederti presto con affetto Roberto

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