Francesco Rossi, Ospiti

Il destino nelle nostre mani

Ricevo da Francesco Rossi, imprenditore ed atleta, che mi ospita in questa sezione del suo sito web, l’articolo seguente, che offre molti spunti di riflessione. Momenti di crisi sono anche forieri di opportunità, per chi sa coglierle. Quando tutto sembra più difficile si trova talvolta la forza di rimettere in discussione i vecchi pregiudizi, e di fare passi avanti decisivi. E se questa fosse la volta buona?

Giancarlo Toràn


Francesco Rossi è un imprenditore, fondatore del marchio ONTC e attuale proprietario di Carmimari. Spadista mancino, ha tirato per la Pro Patria Busto Arsizio e oggi è in forze all’ASD Scherma Bresso. Fuori dal mondo della Scherma ha fondato due aziende nel Tech, di cui una in Cina dove ha vissuto. Specialista nella web economy, è co-fondatore e partner presso Levante Capital, un fondo di Venture dedicato ad investire in aziende tecnologiche sud-europee con prospettive di crescita in Asia.

Francesco è un alumnus dei Global Shapers del World Economic Forum.

 

 


È tempo di prendere per le mani il nostro destino (economico)?

Ci risiamo: eravamo in via d’uscita dalla pandemia, ed ora siamo finiti nella guerra. Se la prima ha colpito trasversalmente tutti gli Sport, la seconda (che penso/spero colpisca tutti a livello umano) porta danni collaterali alla Scherma non indifferenti.

Il risultato però rimane lo stesso: la contrazione della Scherma oggi – e di tutto il suo potenziale inespresso – non sarà notata da nessuno, se non dagli operatori di settore, perché siamo economicamente piccoli e comunicativamente poco rilevanti.

“Ma dai” mi direte!

Si, di certo non scopro l’acqua calda. Vorrei però provare a condividere il punto di vista di chi, con ONTC e Carmimari, si occupa dell'”hardware” della Scherma e quando possibile ha modo di confrontarsi con ambienti esterni al nostro mondo sportivo.

Provo a dirlo fuori dai denti: Il nostro movimento vive di parecchia autoreferenzialità, e questo ci ha portati in un limbo che non facilita l’attrazione di quello che dovrebbe interessare ad ognuno, siamo noi Fornitori, Atleti, Maestri, ecc: allargare questo mondo, aprirlo ad energie e talenti nuovi e – soprattutto –  a capitali.

Personalmente penso che l’assenza di capitali nella Scherma a livello globale, sia il problema principale che ci porta a litigare su ogni genere di questione, sul non trattenere i talenti che possono contribuire a professionalizzarci (fuori dal campo agonista) e a rendere le Società più forti, capaci di affrontare momenti di crisi non grazie ai sacrifici dei singoli Maestri o Presidenti.

È ciò che forse ci ha portato in fin dei conti ad avere un oligarca in FIE, a perdere sponsors a livello internazionale, ad avere un focus eccezionale su strumenti e regole della Scherma, ancora prima che focalizzarci sullo sviluppo economico della base della Scherma, fatta non di atleti in erba, ma di Maestri e Professionisti che spesso non possono solo dipendere dagli introiti del nostro sport.

La domanda che vorrei porre a questo punto è: come possiamo interrompere questo avvitamento? Non è tempo che il valore di chi spende tutte le proprie energie nella Scherma venga riconosciuto anche economicamente, oltre che con i Titoli erogati dalle varie Istituzioni preposte?

La risposta che voglio proporre è che sia necessario farci carico almeno di parte della responsabilità di generare un sistema in grado di presentarsi a sponsor, finanziatori, e operatori della comunicazione (incluse le testate giornalistiche) in maniera unitaria.

E di presentare un sistema di Società che possa essere “amichevole” nei confronti di chi voglia investire nella Scherma. Questo può significare offrire una visione di lungo termine, che non si traduca esclusivamente in “Olimpiadi”, “Convocazioni” e tutto quello che segue questi importanti momenti.  È necessario infatti partire dal promuovere l’immagine degli atleti che oggi sono al top della performance, all’avere un circuito che promuova l’attuale Scherma agonistica, ma che sappia parlare il linguaggio attuale dei mercati degli investimenti (so che su questa frase diversi Schermidori potrebbero anche rivoltarsi nella tomba!).

Significa poter supportare quanto più possibile le Società di ogni dimensione nel raggiungere più Sponsors e più investitori. E supportarle nella realizzazione delle Idee che molto spesso esistono già, ma per le quali servono tempo, denaro e persone per portarle in vita.

Sul “come” non penso esista una risposta univoca. Ma penso sia necessario partire dall’accrescere il dialogo tra tutti gli attori che sono nella Scherma, inclusi noi Fornitori e partire dalle ricchezze di talenti che sono già all’interno del nostro ecosistema, che spesso rimangono inespresse. Penso ad esempio ai tanti ragazzi che crescono nel mondo della scherma, ma che poi l’abbandonano una volta terminati gli studi di cui il nostro ambiente beneficerebbe immensamente.  È probabilmente necessario adottare anche un nuovo linguaggio per questo dialogo, che sia composto di elementi di economia, di business planning (di elementi di digitale) e di condivisione delle proprie idee in maniera aperta, senza pregiudizi su chi le esprime.

In soldoni: i nostri valori, la nostra immagine, le divise bianche e tutti gli elementi che internamente possiamo apprezzare, hanno necessità di trovare una lingua che li trasporti nel mondo di tutti i giorni, che li aggiornino verso l’esterno. Altrimenti sarà molto difficile vedere questo movimento crescere e ci condanneremo alla nostalgia, non capaci di parlare la lingua del mercato che – ci piaccia o meno – è necessaria per rimanere rilevanti.

Articolo di Francesco Rossi

 

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