La Frase Schermistica, Tesi, racconti e pubblicazioni varie

Scrivere di scherma. Il libro di Paolo Cuccu

Scrivere di scherma, in Italia, non è cosa che possa farsi con la speranza di far quattrini: il motore può essere solo la passione, e il nostro sport ne produce in abbondanza.

Paolo Cuccu, maestro di scherma della società da lui fondata a Torino, Mirafiori Sud, la Ramon Fonst a.s.d., è irrimediabilmente preso da questa passione, tanto da investire gran parte del suo tempo libero per realizzare il libro di cui vi scrivo: il primo di tre volumi, nei suoi progetti.

Ha voluto una mia prefazione, che ho scritto ben volentieri, sentendomi in fondo parte dello stesso club: di appassionati, intendo, e non di scherma, come avrete certo capito.

Anche la pubblicità che ha potuto fare al suo libro, dalle pagine di Facebook, senza spinte importanti e forse doverose, è stata molto modesta. Cerco quindi di contribuire a farlo conoscere ad una platea appena un po’ più ampia, trascrivendo la mia prefazione, la sua introduzione, l’indice ed una storia fra le più brevi. Le altre, se volete, le troverete nel libro.

 

PREFAZIONE di Giancarlo Toràn

Cosa sarebbe un mondo senza memorie? Non riesco ad immaginarlo. Non penso solo a quelle di pratica utilità, che servono a costruire qualcosa basandosi sulle esperienze precedenti, e tramandate con cura: penso a quelle che molti definirebbero inutili, o trascurabili. Ricordi, storie apparentemente o realmente senza rilevanza, che però costituiscono un ponte, un collegamento, con chi ci ha preceduto, ha coltivato le nostre stesse passioni, ha gioito o sofferto per cose che a distanza di tempo possono apparire irrilevanti. Eppure hanno contribuito a formare caratteri, a forgiare volontà, a dare motivazioni a vite che poi questi valori hanno trasmesso in tanti modi, e che per canali sotterranei e silenti sono arrivati sino a noi.

Lo sport è ricco di queste memorie e di questi valori, creati attraverso l’impegno quotidiano e quello agonistico, in cui si dà tutto, con una intensità sconosciuta in molti altri campi. La scherma, però, non riceve dai mezzi di informazione l’attenzione riservata ad altri sport più seguiti dal grande pubblico: perciò le informazioni sulle imprese sportive degli anni andati, quelle meno importanti in particolare, sono destinate a perdersi, e solo in parte sono recuperabili grazie al lavoro di pochi appassionati cultori.

Paolo Cuccu è uno di quelli, e fa parte di quella minuscola schiera di matti, cui anch’io mi pregio di appartenere, che coltiva il piacere della ricerca: il trafiletto, la foto d’epoca, la ricostruzione scrupolosa dei fatti, stimolano in lui – e mi ci rispecchio – la voglia incontenibile di indagare, di andare in fondo alle cose. E la scoperta dal dato, il collegamento mancante e ritrovato è contemporaneamente il suo motore e il suo premio.

Già, perché nessuno si illude, e Paolo meno di tutti, che una tale fatica sia poi premiata da un’ampia schiera di lettori: troppo piccolo è il mondo della scherma italiana, e troppo pochi i cultori di queste specifiche memorie.

Ma nulla è certo, nella vita, e chissà, a Torino, in Piemonte, e altrove, non mancheranno amici, parenti, discendenti o semplici curiosi che vorranno ritrovare in questo libro le memorie perdute, o di cui hanno nebulosamente sentito raccontare in famiglia, o in sala di scherma.

L’augurio, Paolo, è che siano una schiera, e continuino a crescere, anche in attesa del secondo volume, perché la scherma che ci appassiona si fa in pedana, ma si coltiva nella memoria.

 

 

PREMESSA DELL’AUTORE

 

Gentile lettore, questa mia prima opera è dedicata a quelle che sono le mie più grandi passioni: la scherma e Torino.

Ho voluto mettere assieme queste due cose, apparentemente lontane ma che in realtà si incontrano meglio di quanto si potesse immaginare.

Non si tratta di un romanzo, ma di una serie di personaggi che sono passati per le pedane torinesi, dei luoghi dove si sono svolti i loro fatti d’arme, e delle loro storie dentro e fuori la pedana. Alcuni di loro hanno fatto la Storia della città, quella con la lettera maiuscola, sia in ambito sportivo che in quella che oggi viene definita come “società civile”. Per altri la scherma è stato il loro modo per segnare un passaggio nella vita di altri, per alcuni solo un fugace amore, per poi andare incontro al proprio destino.

Nella stesura di questo volumetto ho voluto tenere un ordine alfabetico, con un personaggio per lettera. Naturalmente dura è stata la scelta quando mi si paravano di fronte due nomi di altrettanta importanza, ho dovuto quindi operare una scelta. Come tale ha avuto un criterio soggettivo, che non pretende essere quello corretto, è stato però il mio. Ci saranno però altri personaggi, o fatti, che narrerò nei prossimi due lavori, che completeranno la collana di tre volumetti.

Visto l’arco temporale abbracciato, dall’anno dell’unità d’Italia ai festeggiamenti per il centenario, che ebbero il loro fulcro proprio a Torino, prima capitale dell’Italia unita, ‘molti personaggi citati sono morti da tempo, e sono morti anche coloro che li hanno conosciuti, e che potevano parlarcene. Non voglio quindi dare loro tratti caratteriali, oppure interpretare loro pensieri lasciati alla stampa, od a loro opere, sarebbe un esercizio di interpretazione a posteriori che non avrebbe nessuna possibilità di conferma.

Quindi ho rinunciato anche la plausibile o al verosimile, limitandomi a riportare quanto scritto all’epoca sulle cronache, o citando chi ha fatto ricerche puntuali in archivi storici. La maggior parte del materiale proviene dal ricchissimo archivio del quotidiano torinese LA STAMPA, che confesso essere stato lo spunto per quest’opera, ma ci sono anche articoli provenienti da riviste del settore come ARMI E TIRO, che negli anni ’30 aveva una rubrica fissa che sostituiva il bollettino federale, i giornali della federazione di scherma degli anni ’50 e ’60, nonché alcuni articoli dell’altro quotidiano cittadino GAZZETTA DEL POPOLO, e riviste sportive sparse. Sempre puntualmente citate.

La mia personale narrazione si limiterà, quindi, a poche frasi utili ad unire la linea temporale della storia tracciata, o al massimo per meglio descrivere accadimenti di cui oggi si è persa la memoria.

Auguro al lettore una piacevole esperienza, ringraziandolo per l’attenzione che ha voluto accordare a questa mia piccola opera.

 

PAOLO CUCCU, maestro di scherma e fondatore del Circolo della Scherma Ramon Fonst a.s.d., società sita a Torino nel quartiere di Mirafiori Sud.

Paolo Cuccu nasce a Torino nel 1972, schermitore dall’età di 14 anni e maestro di scherma dal 2006. Prima opera assoluta come scrittore, che ha voluto dedicare alla storia della scherma della sua città natale.

Svolge tutt’oggi questo magnifico lavoro, nella sua società di Mirafiori Sud, il Circolo della Scherma Ramon Fonst, prima società di questo sport nella zona sud della città.

 

Dal sommario, riporto i nomi dei personaggi di cui si parla in questo primo volume: Giorgio Anglesio, Bela Balog, Luigi Colombetti-Peroncini, Giuseppe Delfino, Carlo Filogamo, Giovanni Gandolfi, Mario Jarach, Janos Kevej, Renzo Laguzzi, Teresina Musso, Carlo Natoli, “Manolo” Emanuele Pelissero, Teofilo Rossi, Mario Salzano, Augusto Turati, Ottorino Uffreduzzi, Giovanni Vianino.

Noterete che insieme a personaggi notissimi, che tanto lustro hanno portato alla nostra scherma, ve ne sono altri che a me, come credo a molti di voi, risultano pressoché sconosciuti: merito di questo libro sarà anche quello di non farli dimenticare del tutto.

Per darvi almeno un assaggio, vi trascrivo la storia di uno di questi, la più breve che ho trovato, la penultima del libro, quella di Ottorino Uffredduzzi, notissimo chirurgo dell’epoca, presidente del Club di scherma, insegnante e mentore di Achille Mario Dogliotti.

UFFREDUZZI, OTTORINO

Il celebre chirurgo fu presidente del Club Scherma Torino, allora Circolo della Scherma per la famosa legge fascista che vietava l’uso di parole straniere, dal 1936 al 1938.

Uffredduzzi nacque ad Agrigento il 4 aprile 1881, da una famiglia di origini umbre, e visse sin dall’infanzia a Torino. Allievo del celebre dottore Antonio Carie, si laureò in medicina nel 1905. La sua carriera magistrale cominciò nel 1920 quando ebbe la cattedra di patologia chirurgica all’Università di Torino, nel 1931 passò ad insegnare clinica chirurgica, infine diresse il primo centro tumori presso l’Ospedale San Giovanni. Come tenente-colonnello medico prese parte sia alla prima guerra mondiale, che come volontario medico anche alla seconda, con il Corpo Italiano di Spedizione in Russia, questa volta con il grado di Generale. Contemporaneamente al suo lavoro di medico, si dedicò alla ricerca ed allo studio scientifico, ed una sua pubblicazione del 1910 gli varrà il prestigioso “Premio Zanetti” dell’Accademia di Firenze. Da sportivo, non poté esimersi anche di occuparsi di questa ramo della medicina, studiò la traumatologia legata in particolare al gioco del calcio, ed operò tanti famosi calciatori di quell’epoca, tra i quali il celebre Federico Allasio. Fu anche dirigente del Torino e presidente dell’Associazione Volontari Donatori di Sangue. Muore il 14 aprile 1943 in un incidente stradale sull’autostrada Torino-Milano, presso Rondissone.

“Il nobil uomo Ottorino Uffreduzzi era nato ad Agrigento il 4 ottobre 1881, si era laureato in medicina-chirurgia a Torino nel 1905. La sua carriera fu brillantissima: nel 1925 era nominato professore ordinario della R. Università per la cattedra di patologia chirurgica e quindi professore ordinario di clinica chirurgica generale nella cattedra lasciata dall’illustre suo maestro sen prof. Carie. Il professor Uffreduzzi era giustamente ritenuto uno dei più grandi chirurghi e la sua parola in Italia ed all’estero era considerata quella di un grande Maestro.”

Nel 1953 il comune dedica una via a Michele e Ottorino Uffreduzzi, sita nella zona dello stadio Olimpico Grande Torino.

 

Nella foto di copertina, tratta dal libro di Paolo Cuccu, il Club d’Armi nel 1931. Seduto al centro l’on. Vianino, il primo da sx il M° Schepisi, il primo da dx è il M° Renna. In piedi, primo da sx il Natoli.

 

 

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